Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri”. Le parole di Giorgio Gaber risuonano severe e ammonitrici scorrendo le pagine di “Rendiconto”, il saggio che raccoglie gli ultimi quindici anni di esperienza politica di Claudio Petruccioli, storico esponente del PCI prima e del PDS poi, che oggi torna in libreria in una nuova veste per i tipi de La nave di Teseo. Una riflessione concreta, una resa dei conti amara, una confessione disincantata, ma soprattutto onesta, che rivela lo sforzo compiuto da una generazione che ha messo al primo posto la discussione politica fine a se stessa anche a scapito di interessi personali, e ha combattuto con la forza delle idee nonostante la politica in sé mutasse pelle a vantaggio di egoismi e trasformismi.         

Fare politica con queste logiche significa investire se stessi anima e corpo in un’avventura destinata alla sconfitta, proprio per la difficoltà di competere con l’illusione dell’idealismo. A ciò si aggiunga l’impresa titanica del cambiamento: dopo la caduta del Muro di Berlino, ma con avvisaglie già evidenti sin dai tempi di Praga (1968) se non addirittura di Budapest (1956), i comunisti affrontano una crisi di coscienza che in Italia culmina con la decisione di far cessare l’esperienza del PCI, il più forte partito comunista d’Europa, per dar vita, nel febbraio 1991, al PDS, Il Partito Democratico della Sinistra. Una forza nuova, inclusiva, allargata a nuove platee, che se avvicinò nuovi adepti, per i nostalgici rappresentò invece il primo e più significativo passo verso l’abisso.

L’idea di miglioramento progressivo delle condizioni di vita delle persone, il cosiddetto riformismo, è alla base del percorso di ricerca politica di Petruccioli e della sua generazione. Attraverso pagine ricche di entusiasmo, inquietudine e di considerazioni spesso taglienti ma mai ipocrite, l’autore di “Rendiconto” trasmette al lettore le sensazioni vissute da chi mise se stesso a confrontarsi con una realtà di crisi ideologica, attraverso le ragioni, il senso, la necessità di una scelta e della sua attualità.    

Un libro onesto, non c’è che dire, che offre una testimonianza sincera della cronaca politica degli ultimi anni, attraversata da uno scenario inatteso, che i protagonisti furono costretti a vivere improvvisamente trovandosi in un’arena ideologica dove a sfidarsi erano da un lato la tradizione comunista, destinataria di una forza inerziale che non avrebbe trovato uguali a livello storico e sociale, e dall’altro il coraggio di una innovazione necessaria ma incerta. Non è un caso che l’ultimo capitolo del libro, inedito rispetto alla prima edizione del 2001, sia stato intitolato dall’autore in modo emblematico “Quanto è difficile uscire dal Pci!”. In quella difficoltà c’è proprio il senso forte del conflitto tra la forza di quella spinta inerziale (del PCI) che fa ancora sentire il suo peso e la debolezza di una nuova e anch’essa pur forte spinta iniziale (del PDS), che fa essere perfettamente in bilico il bilancio tra vantaggi e svantaggi di una scelta assai sofferta. 

Da segnalare nel volume i ritratti dei personaggi con i quali Petruccioli ha diviso il proprio cammino: compagni di partito e avversari politici, tra i primi primo fra tutti Giancarlo Pajetta, con cui collaborò a lungo, ma anche Achille Occhetto, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, e poi Bettino Craxi, Carlo Azeglio Ciampi, Mino Martinazzoli, Francesco Cossiga, Romano Prodi, Silvio Berlusconi.        

In conclusione, un libro schietto, che non dà risposte, ma aiuta a riflettere in modo critico e intelligente sulla politica e sulla vita.

Claudio Petruccioli, RENDICONTO, 346 pagine, La nave di Teseo, 2020.