La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto“ (Howard Phillips Lovecraft)

Qualche giorno fa ci siamo interrogati su cosa fosse la paura, mentre guardavo il film che avevo consigliato, mi sono ricordata di aver letto tempo addietro un libro, A tu per tu con la paura di Krishnananda (ACQUISTALO QUI): una sorta di viaggio all’interno dell’essere umano, alla scoperta delle sue paure, delle sue difficoltà, delle ferite sepolte che agiscono sul presente con tutte le inevitabili conseguenze.

La paura è un sentimento che l’uomo prova dalla nascita, con il crescere, le nostre paure aumentano, si infittiscono, ci annebbiano la mente e molto spesso sono la causa di tutti i nostri problemi.
Paura dell’insuccesso, del fallimento, di essere abbandonati, paura delle aspettative, paura del rifiuto, paura di essere abusati, ma soprattutto paura del giudizio.
La nostra vita è un continuo fuggire da queste paure, facendo finta che non esistano ed elaboriamo strategie (soprattutto inconsce) per metterle a tacere.
Le relazioni tra gli esseri umani falliscono principalmente per questi motivi, le nostre paure vengono scaricate sull’altro, per esempio, spesso e volentieri proiettiamo sul partner ciò che ci affligge, affinché possa liberarci di questi grandi pesi, ma questi si ripresenteranno sino a quando non saremo in grado di affrontarli.

La paura fa parte di quelle che vengono chiamate le sei emozioni primarie o universali.
Vengono chiamate così perché sono presenti in tutti gli esseri umani a prescindere dalla cultura, religione, età o sesso in quanto sono geneticamente determinate.
Esse sono felicità, paura, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa.

Il carattere innato delle emozioni primarie ha funzioni ben precise.
Ad esempio:
• Rispondere in maniera immediata ed automatica ad uno stimolo preparando il nostro corpo a promuovere un comportamento di risposta adeguato
• Comunicare i propri stati d’animo agli altri
• Regolare le relazioni
• Prendere decisionali e valutare alcune situazioni
• Spingere, o meno, all’avvicinamento o allontanamento ad uno stimolo
• Avere un ruolo nell’apprendimento, consentendo di ricordare ciò che ha una maggiore valenza emotiva sia essa negativa (es. quell’oggetto mi fa paura) che positiva (es. quell’oggetto è il mio preferito).

La paura ha un enorme e fondamentale valore adattivo.
La sua funzione è avvisarci che c’è un pericolo, che quello stimolo potrebbe essere dannoso.

Andiamo per un attimo indietro nel tempo.
Pensiamo alla preistoria.
Gli uomini preistorici hanno scoperto il fuoco, ma prima di abituarsi a non toccarlo più, hanno dovuto scottarsi più volte, da allora il cervello per difesa ha registrato fuoco = dolore = input a non toccarlo = sopravvivenza.

Quindi concludendo noi a volte abbiamo una reazione attribuibile alla paura, per reazione istintiva di autodifesa, ma capire, da dove proviene e perché quella situazione ha scatenato una reazione, permetterebbe di superare quell’ostacolo che protratto nel tempo potrebbero trasformarsi in fobie o stati d’ansia.

Bisogna distinguere la paura, intesa come cambiamento (in positivo) e paura per reazione
(in negativo).

Pensiamo alla “famosa” zona confort.
Essendo che conosciamo più o meno tutto, quando si pone un atto di cambiamento ci assale la paura dell’ignoto e non lo accettiamo, rimanendo arrancati a ciò che abbiamo.
Ma lì non è paura di cambiare, è solo mancanza di volontà al cambiamento, pigrizia, insomma.

Camuffiamo il dover attuare uno sforzo richiesto in paura, ma analizzando bene, la paura è qualcosa che è radicato nei nostri pensieri più profondi, qualcosa che va’ in conflitto con la nostra volontà di star bene con noi stessi, con la capacità di affrontare in un modo diverso una situazione improvvisa.

Ma la paura ha un tempo, breve quando ci succede, lungo quando noi decidiamo di portarci dietro quella sensazione d’inadeguatezza che sentiamo dentro.

Unica soluzione, affrontarla, con coraggio.

E se soffriamo? Io non amo soffrire. Io ho già sofferto tanto. Perché dovrei ancora? Non credo che possa aiutarmi. Non credo di esserne capace. Non credo di riuscirci. Non posso. Non ne sono capace.

Facciamo una pausa, fuori c’è il sole, mi faccio coccolare da lui.

Rientrando, penserò a come affrontare quest’altro argomento che mi sta molto a cuore; il dolore.

A presto.

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