Un giorno l’emotività prese il comando e la ragione dovette cedere il timone, ma questa non è una storia inventata ma un vero e proprio sequestro emozionale chiamato il dolore.

Ecco che si ripete il mantra di ogni pranzo ed ogni cena: cosa cucino?
Ed anche per questa volta si sperimenta qualcosa di sconosciuto.
Apro il frigo ed ho solo verdure da pulire ed uova.
Comincio dalle verdure, le taglio e….

Vi è mai capitato di fare gesti in completa autonomia, nel senso che, li fate e con la testa non siete presenti?
A me capita con le verdure, la mente comincia a pensare a cosa, dopo pranzo dovrò fare, agli appuntamenti del giorno dopo, a che ora ho portato fuori il cane, poi rinsavisco e mi dico “ ho una lama in mano, potrei tagliarmi, massima attenzione” e li che mi è venuta l’idea di parlarvi di quest’argomento: il dolore.

Cosa intendiamo noi per dolore?

Ahi! Mi sono fatta male, provo dolore, curo le ferite e guarisco, questo è il dolore fisico.

Ma quando il dolore arriva da dentro, si possono curare quelle ferite?

Leggendo qua e là si rincorrono frasi del tipo: il tempo è guaritore, fattene una ragione; le sofferenze migliorano l’uomo; quello che non ti ammazza fortifica; il dolore è come il vento, non lo vedi ma lo percepisci… e grazie graziella, mi verrebbe da dire, soffro io mica te, mi verrebbe da rispondere.

Ma c’è un ottima notizia, ebbene si, possiamo guarire.

Sono tanti i dolori che un essere umano deve sopportare: dalla nascita alla morte infatti egli può incorrere in eventi che possono far male, anche molto male.

Preoccupazioni, ansie, frustrazioni, turbamenti e angosce sono in grado di lasciare un segno altrettanto forte della loro presenza.

Ma perché soffriamo? Perché solamente davanti ad una crepa nell’anima, possiamo trovare la forza per cambiare, scoprendo nuove capacità, nuovi atteggiamenti che ci distolgono da quei vecchi schemi che si sono radicati dentro di noi.

Ma riusciamo subito a capirne l’esistenza?
Il malessere interiore è il campanello d’allarme che qualcosa nella nostra vita non è in equilibrio.
Spesso ce ne accorgiamo quando la convivenza si è fatta insopportabile.

Però pensiamoci bene, la cosa strana è che quando sentiamo questa sofferenza interiore non riusciamo o non vogliamo mai collegarla alle nostre scelte.
Preferiamo attribuirla sempre a qualcosa che è al di fuori di noi.

La cosa ancor più triste è che se qualcuno riconosce la nostra sofferenza ed ha la faccia tosta di dirci che il disagio che proviamo è causato dal nostro stile di vita, ci provoca rabbia ed ostilità.

E lo sai perché?

Perché ci dice quello che non vogliamo sentire ma che, in fondo, sappiamo essere la verità.
Ricordiamoci però che come il nostro corpo va allenato e curato, per tenerlo in forma, anche il nostro spirito va’ nutrito e mantenuto in salute.

Ed allora come si può guarire?

In primis, riconoscendo che il nostro stato d’animo dipende solo da noi stessi, da come approcciamo e viviamo con quella situazione.

Concedi ai tuoi pensieri di fare capolino nella tua mente, non scacciarli, ma ricorda che sono solo pensieri, non fare in modo che ti portino via le energie, le speranze, lasciandoti inerme e vuoto, affannoso nel ricercare risposte che non ti porteranno a nulla, perché esse sono falsate dal tuo stato d’animo, per poi ritrovarti a vivere nel buio e rischiare di spegnere il tuo vero essere.

Ma come lo accettiamo?
Innanzitutto non negare che ciò che è accaduto non ci sia mai stato.
Il primo passo per elaborare una perdita-mancanza consiste nel riconoscere di soffrire e di concedersi tale sofferenza, in modo da poterla superare: per accettare l’inaccettabile bisogna passare nel mezzo delle emozioni negative che questo produce.
Secondo: non ingaggiare una vera e propria battaglia contro le nostre emozioni, non serve a nulla reprimerle, prima si realizza che la sofferenza fa’ parte di un percorso diretto alla guarigione, prima ci sentiremo meglio.
Terzo: imparare a gestire i nostri pensieri negativi e trasformarli in positivi.

Si, ma come si fa?
Quando sentiamo che un pensiero ci assale, diciamoci: “ va bene ti ascolto e riconosco le emozioni che invadono la mia mente” ma se diventasse un loop mentale, distraiamoci facendo qualcosa che ci piace: camminare, ascoltare della musica, cucinare e se nel silenzio e nella quiete, soprattutto notturna ci assalgono di nuovo gli stessi pensieri, le stesse domande, le stesse sensazioni
d’ inadeguatezza allora a quel punto prendiamo un quaderno e scriviamo come quel momento ci fa’ stare, cosa proviamo, perché gli stiamo permettendo di condizionarci la vita, come vorremmo effettivamente sentirci: liberi, sereni, in pace con noi stessi?
Cosa possiamo fare per sentirci meglio? Cosa potrebbe farci sentire meglio?
Poniamoci domande positive e propositive.

Non incaponiamoci a cercar risposte ma buttiamo fuori ciò che abbiamo dentro.
Facciamolo ogni volta che si presenta, così da prenderne coscienza.
Le soluzione, vedrete, arriveranno da sé.

All’inizio faremo fatica, soprattutto a scrivere, perché saremo invasi da mille emozioni, ma non preoccupatevi se vi verrà da piangere ed urlare, fatelo, solo così potrete esorcizzare le paure ed aprirvi con coraggio al nuovo.

Ricordatevi, che quello che proverete in questo caso non è dolore, ma forza nuova di rinascita.
Vi stare ricaricando, pronti ad affrontare una nuova avventura con rinnovata fiducia in voi stessi.

Può sembrare una tecnica astrusa, ma vi assicuro che è estremamente efficace.
Nei giorni a seguire:
1. Rispolverate un hobby dimenticato.
2. Imparare delle tecniche di rilassamento.
3. Potate i rami secchi ( buttate via vecchi vestiti, oggetti inutili, e tutto ciò che appartiene a ciò che è stato)
4. Stilate una lista di desideri e datevi degli obiettivi giornalieri finalizzati a darti soddisfazione e appagamento.
5. Divertitevi, uscite, state con la gente, parlate di tutto tranne di quello che vi è successo.
6. Amatevi e vogliatevi bene.

Vi saluto consigliandovi un film biotopic, intenso e costruttivo: Don’t worry di Gus Van Sant.
Il cambiamento in questo film passa attraverso i vissuti emotivi biografici del suo protagonista: John Callahan, il vignettista e disegnatore satirico e provocatorio, che ha goduto di grande fama e successo negli stati Uniti.

A presto.
A.
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