Presentato il nuovo progetto discografico del cantautore: 19 brani e monologhi sulla spiritualità con le collaborazioni di Travaglio, Veltroni, Castellitto. Megashow a settembre al Circo Massimo di Roma

A due anni dal triplo Zerosettanta, Renato Zero torna con un nuovo progetto discografico che trascende etichette e generi, mode e abitudini musicali. Atto di fede, infatti, è un oratorio, non un disco, un’opera sacra che si articola in 19 brani e altrettanti monologhi, scritti sottoforma di lettera da alcuni dei personaggi più in vista della cultura italiana contemporanea. Marco Travaglio, Oscar Farinetti, Walter Veltroni, Sergio Castellitto: sono solo alcuni dei nomi dei compagni di viaggio e di scrittura che Zero, simpaticamente convinto di una loro “attitudine alla poesia”, ha scelto per quest’opera, in uscita venerdì 8 aprile.
Questo è il coronamento del mio rapporto con la fede”, dice Zero in conferenza stampa, comodo ai piedi della statua equestre di Marco Aurelio, nell’omonima sala ai Musei Capitolini. Nel presentare il disco, ricorda commosso Don Pietro, “lo zio prete che salvò e protesse molti partigiani”, le messe nel celebre tendone di Zerolandia agli inizi degli anni ’80 (la cui chiusura “fu una violenza totale, criminosa, voluta dai soliti potenti: quando un artista comincia a essere importante, rischia di diventarlo sempre di più, di avere troppa presa sulle persone, e allora spaventa il potere”), e quando si dichiara “fiero e convinto cattolico”, poco gl’importa se qui e là invece pare sentirsi a proprio agio più con certo sano protestantesimo: “Ho gran rispetto per sacerdoti e ministri, ma alla fine il rapporto con Dio è una questione privata, di te con Lui”.
Zero, che di Dio (o di dio), di fede e religiosità ha già scritto pagine tra le più importanti della nostra storia musicale (Il cielo, Potrebbe essere Dio, Non si fa giorno mai, Buon Natale, Ave Maria, solo per citare alcuni brani), fa adesso il bilancio finale, mettendo più a nudo che in mostra la propria spiritualità, letteralmente “ringraziando Dio”, ma con slanci che sono in fondo di una pietà autentica e tutta umana: “Bisogna aprire e aprirsi all’altro, alla condivisione, all’incontro: questo è il più grande atto di fede”. Ma c’è anche spazio per le tematiche più scottanti della nostra contemporaneità (questione ambientale, discriminazione razziale e di genere, migrazioni…), in questo nuovo disco che non è solo un disco, in questo oratorio che perfino per uno come Zero, che ha fatto di sperimentazione, eclettismo e multidisciplinarietà vere e proprie parole-chiave, è una “operazione inedita, mai affrontata prima, specie in questa che continuano a chiamare ‘musica leggera’ ma non è leggera manco pe’ niente”. Ribadisce, Zero, così, la dignità di una forma d’arte che, complice spesso la poca ricerca e la scarsa preparazione degli stessi addetti ai lavori (“Bisogna capire che la musica non si fa coi plug-in, che la musica non è un soliloquio, c’è bisogno di talento, sì, e pure di studio e di lavoro, perché una partitura o un testo non si scrivono col copia/incolla”), fatica a essere considerata davvero “di cultura, negli ambienti importanti”, e che lui non ha mai mancato di onorare e rivitalizzare dall’interno.
Perché quest’Atto di fede, in fondo, è anche l’ennesima dimostrazione di quanto, al di là dei gusti e delle posizioni personali, Zero sia davvero un artista totale, che guarda alla musica, che fa musica, portandosi dietro peculiarità e insegnamenti di mille altre discipline: “Ho lavorato in teatro, ho lavorato con Fellini, sono stato ballerino, ho indossato tutte le maschere, restando sempre fedele a Renato: questo bagaglio di esperienze mi ha permesso di andare oltre la singola partitura”.
E una nuova occasione per godere di persona della versatilità del cantattore, dell’artista, dell’uomo Renato Zero arriverà presto: il 23, 24, 25 e 30 settembre sarà al Circo Massimo con una serie di spettacoli, “con scalette diverse ogni sera”, per festeggiare settant’anni di vita e oltre cinquanta di carriera. “Il Circo Massimo è un dono alla mia romanità: mi farò gladiatore per conquistare ancora un applauso”.

The following two tabs change content below.

Sacha Piersanti

Nasce a Roma nel 1993. Scrittore e critico teatrale, ha pubblicato i libri di poesia Pagine in corpo (Empiria, 2015) e L’uomo è verticale (Empiria, 2018) e il saggio critico Zero, nessuno e centomila. Lo specifico teatrale nell’arte di Renato Zero (Arcana, 2019). Dal 2017 collabora con il blog di R. di Giammarco Che teatro che fa su Repubblica.it.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: