In un mondo dove il superficiale regna, a volte, arriva qualcosa di necessario. Nel cinema il valore educativo rappresenta un elemento essenziale da sempre. Il passato, quell’oasi di serenità dove parole come onore e onestà erano tenute ancora in considerazione, ha regalato alla settima arte storie nelle quali riconoscersi. Diventare adulti facendo propri gli insegnamenti di protagonisti sullo schermo era la normalità. In tempi recenti qualcosa è cambiato e tutta la produzione filmica appare preconfezionata e svenduta al guadagno o al movimento di turno. Esiste un artista che lavora mantenendo la sua identità di cavaliere solitario dirigendo film senza preoccuparsi di nulla a parte la verità. Il suo nome è Clint Eastwood.

Negli ultimi anni Dirty Harry si è schierato dalla parte degli eroi comuni provando a fare un po’ di chiarezza su storie, altrimenti, a tinte fosche. La sua bulimia creativa è ben nota agli estimatori del buon cinema, bulimia che fortunatamente non accenna a diminuire. A novant’anni questo straordinario artista ha ripreso a lavorare per quello che sarà il prossimo capitolo della sua produzione. Il film si chiamerà Cry Macho, un titolo che prende immediatamente posizione su quello che lo spettatore vedrà. Una storia di orgoglio, valore (soprattutto per le piccole cose) e onestà intellettuale.

La storia è quella di Milo, un ex campione di rodeo ora allevatore di cavalli che accetta di andare a recuperare il figlio del suo capo intrappolato a Città del Messico. Il timido e spaventato Rufo è tenuto prigioniero dalla madre alcolizzata e il padre desidera salvarlo da una realtà poco edificante. Tornando dalla prigionia Milo aiuterà il ragazzo a scoprire i valori di onestà e amicizia, ma anche a farsi rispettare e a comportarsi da vero uomo. Sceneggiatura affidata a Nick Schenk (dialoghista di riferimento di Eastwood) autore già di Gran Torino e The Mule e produzione affidata alla Malpaso (dello stesso Clint).