Un concerto acclamato che ha segnato il ‘ritorno in patria’ di uno dei cantautori più amati del momento

La prima sera d’estate, una festa nella città che grazie alla musica ritrova la sua socialità e un apprezzato cantautore che dopo due anni ritrova la sua gente. E’ il 21 giugno e Brunori Sas, alias Dario Brunori, canta a Cosenza, nella prima tappa del RestartLiveFest, in piazza XV Marzo, trasformata per l’occasione da qualche fantasioso promoter in Rendano Arena, con qualche mugugno tra il pubblico a causa dei posti rigorosamente in piedi. Quella di Cosenza è anche la prima tappa del tour estivo brunoriano che toccherà anche altre città, da Milano a Roma, passando tra l’altro per Genova e Taormina. Un ritorno in grande stile, che conferma le belle emozioni registrate nel tour primaverile nei palazzetti dopo lo stop imposto dalla pandemia che non ha fermato però la creatività dell’artista calabrese. In mezzo a questi due anni, infatti, non solo Covid e derivati, ma un disco, Cip!, che era uscito a inizio 2020 e che nonostante lo stop live ha conquistato il disco di platino, poi un EP, Cheap!, partorito in casa e presentato a sorpresa a inizio 2022 e, soprattutto, una figlia, Fiammetta, nata dall’unione con la compagna di vita e lavoro Simona Marrazzo, e una popolarità sempre crescente presso pubblico, critica e colleghi.

Giocare in casa ha vantaggi e svantaggi: hai il merito di essere più coccolato, più incoraggiato, ma anche il desiderio di non lasciarti prendere troppo dall’emozione che tra mura amiche può giocare brutti scherzi. Dal pubblico abbiamo visto un Brunori non particolarmente loquace, almeno all’inizio, quando dopo aver cantato “Al di là dell’amore” si è limitato a un “Bonivenuti!” gridato al pubblico che occupava quasi metà della piazza che ha al centro la statua di Bernardino Telesio, e che ha risposto sostenendolo dall’inizio alla fine. Gli ultimi due dischi “Cip!” e “A casa tutto bene” l’hanno fatta da padroni in una scaletta che ha confermato sin da subito l’identità di un artista leggero nelle melodie ma non certo nei contenuti, che in ogni brano vuole cantare il mondo interrogandosi su dove sta andando, e ponendo le domande sempre in prima persona. Dalla condanna verso l’ottusità di chi grida al diverso (“Al di là dell’amore”) alla voglia di non piangersi addosso perché le cose non vanno come si vorrebbe (“Capita così”), alla consapevolezza della propria identità di lupo della Sila proiettato nel futuro ma con i piedi saldi sul terreno delle proprie radici (“Lamezia Milano”), in una vita liquida dove, più che omaggiare Bauman, è soprattutto utile ricordare a se stessi, come fa quando indossa i panni del torero, che “credere che il mondo possa crescere se non parto da me” è una cosa assai stupida. Ad accompagnarlo e sostenerlo, una band di tutto rispetto, che oltre ai nomi storici della Sas (Mirko Onofrio ai fiati, Dario Della Rossa alle tastiere, Massimo Palermo alla batteria, Stefano Amato al basso e Lucia Sagretti ai violini) può contare sul conclamato talento chitarristico di Alessandro Asso Stefana e su quello dei giovani Gianluca Bennardo al trombone e Luigi Paese alla tromba che hanno offerto un contributo da brass section inatteso quanto apprezzabile.

Tra i pezzi in scaletta, non potevano mancare, suonate al piano, “Kurt Cobain”, emblema della solitudine di un mondo, quello dello spettacolo, fatto di troppa apparenza e superficialità e poca sostanza, e “Per due che come noi”, metafora romantica dell’amore solido e maturo che ha vincoli di sentimenti senza alcuna restrizione imposta da convenzioni o sovraschemi intellettuali. Ci aspettavamo anche “Rosa” e “Don Abbondio”, metafore rispettivamente dell’emigrazione da lavoro e della mafia da ossequiare e a cui obbedire, ma siamo stati avventati previsori. In compenso hanno trovato posto i rimandi all’archeologia brunoriana, rappresentata attraverso tre brani – “Come stai”, “Italian dandy” e soprattutto il classico “Guardia ’82” eseguito per l’occasione in una versione karaoke con il pubblico che ha cantato più dell’artista stesso – che hanno portato in piazza gli echi di quel ragazzo pieno di belle speranze che giocava a fare l’indie e che oggi è apprezzato cantautore conteso da giornali e tv. In vetrina anche la countryeggiante “Le quattro volte”, ispirata al film di Michelangelo Frammartino, che rimanda al ciclo delle stagioni e che Dario stasera ha dedicato a Maruzzu, un amico cosentino scomparso da poco che – ricorda Dario – nell’ultimo incontro a Milano in sala di registrazione gli aveva portato la varchiglia, il classico dolce cosentino a base di cioccolato. La “Canzone contro la paura” – che nell’arrangiamento ricorda il Dalla di “Come è profondo il mare” – e “La verità”, senz’altro tra le migliori canzoni pop dell’ultimo decennio, hanno infiammato ulteriormente il pubblico (variegato, tra giovani e ultracinquantenni) aprendo e chiudendo l’ultimo set composto anche da “Il mondo si divide” e “Quelli che arriveranno”, ballata intensa e poetica che ci ha commosso ancora una volta e che è stata dedicata da Dario alle energie migliori di Cosenza, da La Terra di Piero alla Fondazione Lilli, realtà di volontariato che, ha detto Brunori “operano spesso sostituendosi all’incapacità delle istituzioni“. Da condividere e apprezzare anche l’esortazione del cantautore, che ha gridato al pubblico: “Lavoriamo insieme per un’umanità migliore!”. Dopo la presentazione dei musicisti e qualche battuta in cosentino (tra cui “Azamu si manu!” e l’immancabile “Jamu Lupi!”, con in mezzo un ilarissimo “E a mie chi minni frica!” in risposta a un ragazzo del pubblico che grida che domani avrà la prima prova degli esami di stato), chiusura in bellezza con “Buonanotte Cosenza”, in ossequio alle radici e all’albero genealogico: il brano, portato al successo da Claudio Villa e Luciano Tajoli negli anni ’50 e poi ripreso più recentemente da Mario Gualtieri, venne scritto da Giuseppe Giacomantonio, compositore cosentino a cui è intitolato il locale Conservatorio nonché antenato di Brunori. Una esaltazione localistica e popolare frutto di una contaminazione trasversale che unisce in un colpo solo la tradizione del bel canto (e Brunori ce la mette tutta quando declama solennemente “Aprite le finestre o cosentine!“) al pop, e passa attraverso quel calcio “religione del mondo” (citazione da “Come stai” e presa in prestito a Pasolini) con il riff, richiamato dai fiati, dell’inno “Lupi alè” dell’indimenticato Tonino Lombardi in ossequio al sempre amato Cosenza Calcio. Neanche il buon Vinicio Capossela avrebbe saputo fare meglio. Finisce così, con il pubblico, già in piedi, che applaude a lungo il suo beniamino. Ci piace immaginare che, se avesse potuto, lo avrebbe fatto anche Bernardino Telesio.

 

Brunori Sas Cosenza 21 Giugno 2022 – Scaletta del concerto

  1. Al di là dell’amore
  2. Sia benedetto
  3. Capita così
  4. Lamezia Milano
  5. La vita liquida
  6. Sabato animale
  7. Bello appare il mondo
  8. Il costume da torero
  9. Come stai
  10. Fuori dal mondo
  11. Secondo me
  12. Kurt Cobain
  13. Per due che come noi
  14. Guardia 82
  15. Italian dandy
  16. Le quattro volte
  17. Canzone contro la paura
  18. Il mondo si divide
  19. Quelli che arriveranno
  20. La verità
  21. Buonanotte Cosenza
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Luigi Caputo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...
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