In un futuro prossimo una chirurga gioca a fare Marina Abramovich con il corpo del suo fidanzato. Saul Tenser (artista e amante della donna) è in grado di generare organi interni nel suo stesso corpo, mutazioni che Caprice gioca ad asportare davanti ad pubblico pagante. Le loro performance attirano governativi e terroristi mangiatori di plastica che vorrebbero portare l’umano a evolversi ulteriormente. Tenser e Caprice si ritroveranno immischiati in un’indagine per omicidio e pedinati da una setta di sovversivi.

Crimes of the future è l’ultimo lavoro di David Cronenberg. Il regista di Videodrome torna al passato confezionando una storia che guarda al futuro traendo ispirazione dal presente. Incrociando il noir alla fantascienza, il film riflette sulla natura degli umani in relazione al progresso. Il mondo che va in scena è governato dalla tecnologia che ha sostituito la creatività. Si definisce arte qualsiasi tipo di manifestazione e in assenza di un’accademia sono i follower e l’eccesso a decretare il talento di asportazioni e impianti su un corpo (quello umano) ormai trasformato a orecchi giganti o menomati seriali.

Il maestro lascia le storie lineari degli ultimi anni per tornare alle allegorie che tanto avevano sorpreso i cinefili qualche anno fa. Il film è sincopato e sfuggente a una definizione ma intriso di allegorie ed esagerazioni capaci di arrivare a destinazione. Il noir di contorno è un espediente per ragionare su quanto sia dovere o diritto dell’uomo mettere delle regole chiare. Se tutto è lecito in nome del progresso, la creatività va riconosciuta anche alle mutazioni e agli interventi diretti su se stessi e i limiti cancellati in attesa di un nuovo passo avanti della specie. Crimes of the future invece rivela tutte le contradizioni di un ordine costituito che fissa dei limiti senza dare regole precise, per intervenire poi contro un’anarchia solo ipotizzabile. Il film si apprezza per le atmosfere assonnate e sporche e per le provocazioni visive che esaltano la sensazione di smarrimento.

Osservando la vicenda non si può che provare un senso di eccesso, voluto, ma anche percepire lo smarrimento compiaciuto della società raccontata. Crimes of the future potrebbe suscitare una sensazione di già visto, soprattutto nei vecchi spettatori, ma la forza del regista è la capacità di rompere gli schemi. Dopo film come History of violence, Cronenberg ripropone una vicenda futura infarcendola di riferimenti al suo cinema del passato ma lanciando domande chiave per il nostro presente. Se tutto è lecito nulla è lecito, perché fingere ancora di credere in un’etica che non esiste più.

CRIMES OF THE FUTURE (Usa 2022, Fantascienza, 147′). Regia di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Kristen Stewart, Scott Speedman, Welket Bungué, Don McKellar, Tanaya Beatty, Nadia Litz, Lihi Kornowski, Denise Capezza, Yorgos Karamihos. Lucky Red. In sala dal 24 agosto 2022.

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Paolo Quaglia

Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.
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