La poesia. La musica. Le parole. L’arte. Arriva tutto sul palco quando, con fare messo, Franco Battiato saluta il pubblico del teatro Politeama di Catanzaro. Il suo concerto è un successo. E lo si capisce subito quanto arrivati in barcaccia, la veduta del teatro è, di per se, un capolavoro: c’è il sold out. Anche questo appuntamento previsto dal tredicesimo Festival d’autunno diretto da Antonietta Santacroce diventa una bella pagina di cultura. Il pubblico fa la sua parte in modo egregio. Partecipa ed interagisce con l’artista.
La scenografia è semplice. C’è il solito persiano che riveste la seduta che ospita l’artista e c’è la musica. Con Battiato, sul palco per l’unica data calabrese, ci sono Carlo Guataioli al pianoforte, Angelo Privitera alle tastiere e gli archi del Quartetto italiano. La grandezza dell’artista, mista al talento dei musicisti, arriva subito dritta al cuore degli spettatori che ascoltano in religioso silenzio ma, al tempo stesso, chiedono al “maestro” di interpretare questo o quel successo. Lui appare, tutt’altro, che infastidito. A chiusura della scaletta del concerto, fatta delle sue composizioni più note e qualche chicca – non sono mancate “La cura”, “L’era del cinghiale bianco”, “E ti vengo a cercare”, “Prospettiva Nevski”, ma anche “La chanson de vieux amants” di Jacques Brel, “La stagione dell’amore” e “Voglio vederti danzare”.
Il pubblico apprezza. Applaude. Aspetta che Battiato torni sul palco. E lui non delude le aspettative. Sommerso dalle richieste scherza: «Non siamo un jukebox». Poi regala altri tre capolavori: “Povera Patria”, “Un oceano di silenzio” e “I treni di Tozeur”. Il “maestro” saluta il pubblico mandando baci in ogni ordine di banchi. Il pubblico è in piedi. Per lui. Per la sua musica. Per la sua arte. Quella strana magia che lo rende unico. Grande. Ogni volta Battiato convince e suscita ammirazione, quel tipo di ammirazione che va rivolta a chi s’è davvero meritato, e certo non da oggi, l’appellativo di “maestro”. Innovatore, prima, e poi autentico faro e punto di riferimento imprescindibile della canzone d’autore made in Italy. (Foto: Giuseppe Burdino)
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