Alcuni individui dovrebbero essere eterni, la musicalità del loro nome mette serenità. Luigi Proietti in arte Gigi era uno degli ultimi intrattenitori che l’Italia abbia avuto. Un uomo della vecchia scuola che aveva formato la sua arte nei cabaret degli anni cinquanta, quando ogni battuta e ogni canzone erano variazioni improvvisate. Si osservava la vita e da quell’ironia semplice e sottile nascevano i repertori. E’ sempre difficile e ingeneroso descrivere artisti di tale caratura e farne la biografia sarebbe troppo noioso. Proietti è stato attore di cinema, teatro e televisione, ma anche cantante e insegnante eccellente. Negli ultimi anni, vista l’età, amava definirsi “antico”, ma alcuni personaggi che ha portato in scena non invecchieranno mai. Vero accentratore di cultura, riusciva a miscelare perfettamente ogni registro, da Sofocle a un piatto di pasta, portando il pubblico a vivere l’emozione preposta. Segnalare alcune pellicole meno conosciute di Gigi Proietti è doveroso, approfondirle piacevole. 

L’URLO (Regia di Tinto Brass, 1968)
Interessante esperimento di cinema d’avanguardia. Una ragazza lascia il marito sull’altare e scappa con un uomo dedicandosi a un viaggio carico di liberta e dubbi. Brass ironizza e discute il vincolo, considerato borghese, delle nozze raccontando una presa di posizione estrema. Il periodo storico proponeva la rottura delle convezioni, l’interpretazione di Proietti è puramente fuori dagli schemi e illumina una storia ben scritta e ipotizzata . 

GLI ORDINI SONO ORDINI (Regia di Franco Giraldi, 1972)
Tratto da un racconto di Alberto Moravia e sceneggiato da Tonino Guerra è storia al femminile.  Casalinga annoiata sente una voce che le ordina di fare cose al limite del lecito. L’amore galeotto con un artista attenuerà la sua stravaganza ma scoperto un tradimento del suo amante, la voce tornerà a farsi viva. Dopo qualche mese la donna finirà in ospedale. Ottima prova di Monica Vitti che, in coppia con Proietti, trasmette tutta la noia di una relazione galeotta. Finale sussurrato e intelligente. 

UN MATRIMONIO (Regia di Robert Altman, 1978)
Scene di lotta di classe in versione Michigan. Durante il matrimonio tra i rampolli di due famiglie arricchite muore la vecchia nonna. Il lutto deve rimanere nascosto a tutti i costi e gli attriti scoppiano. Interpretato da un cast, di tutto rispetto il film è una commedia amara che vuole ironizzare su quanto il perbenismo sia letale. Siparietto molto interessante tra Proietti e Vittorio Gassman cointerprete del film. 

DUE PEZZI DI PANE (Regia di Sergio Citti, 1979)
Nella Roma del dopoguerra due suonatori ambulanti condividono l’amore per la medesima donna. I due, molto amici, si sono sempre taciuti reciprocamente questo sentimento fino a che la signora non scappa lasciandogli un figlio di paternità incerta. Film onirico e scanzonato, nello stile di Citti, presenta tutta la malinconia per una Roma anni 50 che sta mutando inesorabilmente. A Proietti si aggiungono Vittorio Gassman e Philippe Noiret creando un trio di estremo spessore. La gamma di emozioni che il cinema di Citti porta con sé riserva a Gigi un ruolo atipico e simpaticamente desueto. 

FEBBRE DA CAVALLO (Regia di Steno, 1976)
Capolavoro della commedia popolare racconta le storie di Mandrake e dei suoi amici; tre disadattati alle prese con il mondo dei cavalli. Sceneggiato da Enrico Vanzina il film è un cult del cinema e Mandrake, con la sua Mandrakata, sono veri e propri pezzi di storia del belpaese. Fioretti Bruno il protagonista rimarrà uno dei personaggi più risusciti del cinema italiano di sempre. Da ricordare il cameo di Adolfo Celi nella parte del giudice. 

CASOTTO (Regia di Sergio Citti, 1977)
Da un racconto di Vincenzo Cerami, il film narra le vicende di un gruppo eterogeneo di persone costrette a condividere una cabina al mare. Un pezzo di Italia si spoglia mettendo in scena vizi e virtù di un popolo  troppo creativo e individualista. Paolo Stoppa, Ugo Tognazzi e Carlo Croccolo si uniscono a Gigi Proietti per questa commedia corale dal sapore dolceamaro.