In tempi di pandemia i servizi di streaming giocano un ruolo essenziale per permettere agli individui curiosi di intrattenersi. Per fortuna la bellezza è ripartita, anche se con alcune restrizioni obbligate, ma occorre rivolgersi al passato e riscoprire quei film che si erano persi. Cercando su Netflix e Amazon Prime Video si trovano vere e proprie perle. Capitoli di cinema che è necessario approfondire, fatti di parole e immagini in grado di emozionare. Occorre creare una propria lista per organizzare serate in compagnia di attori famosi e meno, da condividere o assaporare in solitudine. Partiamo nella ricerca da Netflix: 

Quel che resta del giorno (James Ivory, 1993) 

Tratto da un romanzo dello scrittore giapponese Kazuo Ishiguro può contare su una delle migliori coppie di attori di sempre. Anthony Hopkins ed Emma Thompson, qui al loro massimo, lavorano come servitù presso una magione inglese. La storia è narrata da James Stevens, maggiordomo di lusso, a metà degli anni 50 in forma di cronaca dei ricordi. Arrivato alla fine della sua vita, un uomo si accorge di aver buttato via tutto per rimanere prigioniero della fedeltà dovuta al suo ruolo e ai padroni. Hopkins è straordinario nel dar vita a un personaggio malinconico che si accorge di non essersi accorto. La mente torna ai primi del 900 quando avrebbe potuto amare la governante Sally (Emma Thompson) che lo avrebbe reso protagonista della sua vita. Ivory regala un film da scoprire, fatto di politica, di sentimenti (espressi attraverso i silenzi) e di rimpianto. Sceneggiatura perfetta a margine di due interpretazioni da puri fuoriclasse. Emma Thompson prova a redimere il glaciale maggiordomo che censura qualsiasi cosa non sia lavoro. Hopkins trasmette tutta la sofferenza di un uomo d’altri tempi attraverso le espressioni del viso, facendo risuonare le parole il meno possibile. Una storia degna di Cechov perfettamente sceneggiata da Ruth Prawer che mantiene le atmosfere dilatate del romanzo. 

La donna che visse due volte (Alfred Hitchcock, 1958)

Presentare un film simile sarebbe indecoroso. Un giallo, nello stile del maestro, che racchiude in se la vera definizione di ossessione amorosa. James Stewart è un detective che prova a trasformare Kim Novak nel suo ideale di donna. In due ore di proiezione sono racchiuse tutte le paure possibili palesate attraverso gesti leggeri. Dal colore di capelli e vestiti alla frustrazione erotica la vicenda è carica di suspense alimentata da dettagli che è difficile comprendere. Un capolavoro che va proposto senza giudizi, un atto di fede verso il cinema. 

Via col vento (Victor Fleming, 1939) 

Un titolo da incrociare per capire dove nasce il cinema moderno. Una donna perde l’uomo della sua vita per rincorrere il suo egocentrismo. La ragazza sopravvivrà a una guerra e, dopo due mariti, si accorgerà di quanto costi la mitomania. Il film è a tutti gli effetti, un prodotto commerciale di straordinaria fattura. Entrato di diritto nella memoria collettiva anche dei meno appassionati di cinema, Via col vento è stato il primo tentativo di creare qualcosa che ogni spettatore potesse apprezzare. Tratto da un romanzo rosa è certamente troppo lungo e a tratti dispersivo, ma racchiude tutto il talento creativo del suo produttore. David O’ Selznick ha realizzato un Blockbuster, nel 1939, imponendo tre registi (George Cukor, Sam Wood oltre a Fleming) e superando diverse difficoltà nella lavorazione. Da vedere per il finale e Clark Gable

Quei bravi ragazzi (Martin Scorsese, 1990)

Ray Hill da Brooklyn coltiva da sempre l’aspirazione di diventare un gangster. Riuscirà nell’impresa ma nuotando con gli squali si accorgerà di quanto possa essere difficile rimanere a galla. Un film antropologico sulla criminalità organizzata carico d’ironia anche e soprattutto nella messa in scena della violenza. Scritto con Nicolas Pileggi, Quei Bravi Ragazzi è una favola moderna su uomini prestati alla delinquenza. Il regista li osserva nel quotidiano e ne racconta avidità e ipocrisia in maniera scanzonata e a tratti divertente ma senza gloria. Un film da cui è impossibile staccarsi che riesce a sdrammatizzare perfino la morte analizzando il vissuto coerente di una condotta incoerente. Accanto a Ray Liotta, troviamo Robert De Niro e Joe Pesci in quella che sarà la sua migliore interpretazione. 

Il mago di Oz (Victor Fleming, 1939) 

Le avventure di Dorothy e Toto nel mondo di Oz sono ancora oggi in grado di soddisfare qualsiasi tipo di palato grazie alla loro semplicissima complessità. L’uomo di latta, il leone e lo spaventapasseri sintetizzano gli aspetti principali della natura umana e identificarsi con la meravigliosa Judy Garland è un punto d’arrivo per la mente. Rifiutato in corso d’opera da registi (furono quattro) del calibro di George Cukor, il Mago rimane un indiscutibile classico. Valori aggiunti del film sono la sua straordinaria scenografia e una canzone, la cui melodia ha il potere di rasserenare qualsiasi animo.