Il film di Enzo Barboni che ha inaugurato una delle coppie più longeve del cinema italiano riappare in versione restaurata grazie alla Cineteca di Bologna

La nostalgia è da sempre uno dei sentimenti per cui vale la pena essere venuti al mondo e queste notizie non possono che fare bene. Lo chiamavano Trinità torna nelle sale italiane grazie all’opera di restauro della Cineteca di Bologna. La pellicola ha rappresentato per moltissime generazioni una tappa fondamentale nella formazione di ogni individuo. Bud Spencer e Terence Hill sono figure quasi mitologiche che hanno accompagnato il cinema italiano, unendo qualità all’intrattenimento. Nati come un’estensione comica degli spaghetti western, Trinità e Bambino sono due personaggi che racchiudono le principali caratteristiche dell’essere umano.

Indolente e svogliato Trinità, collerico e di gran cuore Bambino rappresentano l’esordio della coppia di attori più amata del Belpaese in grado di sdoganare la violenza alla stregue di un cartone animato. Diretto da Enzo Barboni, il film racconta le vicende di due fratelli fuorilegge nel vecchio West impegnati ad aiutare i deboli e loro stessi dalle insidie di un periodo poco avvezzo alla tolleranza. L’intuizione del regista fu di utilizzare Bud e Terence, reduci da western veri e propri, in chiave ironica nel genere. Pescando dagli stilemi del western, ma anche in quelli del cinema di Laurel e Hardy, il film diventa una favola moderna alla portata di ogni età.

Dopo questa esperienza, Spencer e Hill continuarono il loro sodalizio con ottimi risultati e quasi sempre riproponendo il medesimo e collaudatissimo format. Come Stanlio e Ollio, Trinità e Bambino si detestano molto cordialmente e i loro continui screzi non sono che il pretesto per creare una serie di siparietti che hanno fatto storia. La scena iniziale del film, dove Terence Hill mangia una pentola di fagioli intera è uno dei cult che la coppia ha lasciato in dote agli spettatori e da sola varrebbe il prezzo del biglietto. La forza di Lo chiamavano Trinità sta anche in una sceneggiatura perfettamente concepita che si dimostra efficacissima nel conciliare parlato comune ed esagerazioni linguistiche proprie della comicità dei protagonisti. In un tempo dove il mondo del cinema si affida a remake, prequel o sequel, è bello sapere che anche in Italia ci sono piccoli e grandi gioielli nascosti.

I film della coppia Spencer e Hill sono sedimentati nella collettività grazie ai passaggi televisivi e alla riscoperta da parte di alcuni maestri, come Ermanno Olmi, in grado di andare oltre la semplice critica e di guardarli con occhio sterile intuendone l’immenso valore. Un grande apprezzamento va dato allo staff della Cineteca di Bologna con la stima e la speranza che il loro lavoro di riproposta certosina continui con la stessa passione e lo stesso spessore dimostrato finora.

LO CHIAMAVANO TRINITA’ (Italia 1970, Western, 117′). Regia di Enzo Barboni. Con Terence Hill, Bud Spencer, Farley Granger, Remo Capitani, Steffen Zacharias, Gisela Hahn, Ugo Sasso, Gaetano Imbrò, Riccardo Pizzuti, Fortunato Arena, Ezio Marano, Michele Cimarosa, Dominic Barto, Elena Pedemonte, Luciano Rossi, Dan Sturkie, Paolo Magalotti, Vito Gagliardi, Antonio Monselesan, Franco Marletta, Luigi Bonos, Thomas Rudy. Cineteca di Bologna. In sala dal 9 giugno 2022. 

 

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Paolo Quaglia

Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.
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