La mostra è ideata in occasione dell’Expo 2015 e illustra differenze e analogie tra il mondo dell’alimentazione in età imperiale e il nostro, facendoci scoprire che in fondo alcune dinamiche e abitudini non sono cambiate.
Con l’instaurazione della pax romana da parte dell’imperatore Augusto, l’impero romano all’apice della sua estensione e potenza conosce la prima globalizzazione dei consumi con conseguente delocalizzazione dei beni primari, questo significa che per poter sfamare una città di un milione di abitanti come Roma era necessario importare il frumento dalle colonie – in questo caso dall’Africa – a cui erano richiesti soprattutto pagamenti in natura. Olio e vino erano beni altrettanto primari e anch’essi importati per poter soddisfare le esigenze alimentari di un’impero così vasto. Miele greco usato come dolcificante oppure mescolato al vino, il prezioso garum – salsa di pesce essiccato dall’odore deciso e penetrante – cacciagione, frutta e dolci, sono tutti elementi immancabili sul tavolo di un ricco triclinio.
L’esposizione attraverso plastici, ricostruzioni multimediali, reperti archeologici e pannelli informativi rivela le abitudini alimentari dei cittadini di Roma e degli abitanti della zona vesuviana, le tradizioni legate alla tavola e al cibo e il modo in cui gli antichi romani mangiavano e non possiamo non renderci conto delle somiglianze col nostro tempo, constatando che il cibo non è solo sostentamento ma anche un importante momento di socialità e un inno all’edonismo che Petronio racchiude magistralmente nella massima Fuori l’acqua e dentro il vino….
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