Al Festival di Cannes, nella sezione Proiezioni speciali, l’attrice e regista iraniana Pegah Ahangarani ha presentato il suo documentario Rehearsals For A Revolution, un’opera che racconta la lotta del popolo iraniano per la libertà e la democrazia. Ahangarani, che dal 2022 vive in Gran Bretagna, ha espresso la sua soddisfazione per poter mostrare attraverso questo film una parte della storia del suo Paese, che va dalla rivoluzione khomeinista del 1979 fino agli eventi drammatici del 2026, compresi il massacro dei dimostranti e la guerra in Iran.

Il documentario è strutturato in cinque capitoli, ognuno dedicato a figure significative della vita della regista. Il primo capitolo è dedicato a suo padre, Jamshid, un filmmaker che aveva riposto molte speranze in Khomeini, ma che ha visto il suo ottimismo distrutto dalla repressione del regime. Il secondo capitolo onora un’insegnante che, durante gli anni dell’oppressione, cercava di mantenere vivo lo spirito libero dei suoi studenti. Il terzo capitolo è dedicato a suo zio Rashid, che si suicidò a 21 anni dopo essere stato arrestato durante le proteste studentesche del 1999. Il quarto capitolo è per un amico, Amir, con cui Ahangarani ha condiviso le paure e le speranze durante le manifestazioni del 2009. Infine, il quinto capitolo è dedicato alla figlia Lily, in cui la regista offre uno sguardo sulla brutalità del regime, evidenziando il massacro di manifestanti avvenuto a gennaio 2026 e l’inizio della guerra.

Ahangarani ha dichiarato: “È la realtà di questo mondo, senza internet, con notizie quotidiane di esecuzioni perpetrate dalla Repubblica Islamica e la pesante ombra della guerra. Ma credo fermamente che questi giorni passeranno e che il popolo iraniano celebrerà insieme la libertà, perché credo nel loro coraggio e nella loro continua lotta per ottenerla”. Inoltre, ha dedicato la proiezione alle madri che hanno perso i propri figli nella lotta per la libertà.

Un messaggio di speranza è stato ribadito anche da Kaveh Farnam, uno dei produttori del film, che ha sottolineato l’importanza di dire no al genocidio, alla guerra e alle esecuzioni, affermando che il cinema deve ricordarci la nostra comune umanità.