Durante la presentazione alla stampa estera del suo libro Kolchoz (Adelphi), Emmanuel Carrère ha espresso le sue opinioni sulla situazione attuale in Ucraina e sul ruolo della politica italiana, in particolare quello di Giorgia Meloni. Carrère ha dichiarato di trovare in Meloni un tratto di simpatia per il suo sostegno all’Ucraina, un criterio che utilizza per giudicare i politici.

Lo scrittore ha condiviso le sue preoccupazioni riguardo al conflitto in corso, affermando: “Temo che la guerra finisca male come è iniziata, non si tornerà a frontiere precedenti”. Carrère ha visitato l’Ucraina più volte dall’inizio della guerra, l’ultima delle quali per realizzare un documentario sui treni che collegano Kiev al fronte. Ha descritto l’eroismo e la stanchezza dei soldati, evidenziando un sentimento di schizofrenia: “I soldati continuano nell’eroismo così i morti non sono morti per niente, ma c’è la certezza che non si tornerà alle frontiere prima della guerra”.

In merito alla situazione in Cisgiordania, Carrère ha riconosciuto che se ne parla poco e ha rivelato di aver realizzato un reportage a febbraio, ma di non essere ancora pronto a scriverlo: “Non sono in stato in grado di farlo, arriverà il momento in cui avrò la distanza giusta per scrivere”. Ha anche discusso della crisi dei lettori, esprimendo preoccupazione per il futuro della lettura tra le nuove generazioni, in particolare per sua figlia più giovane, che non è una lettrice.

Infine, Carrère ha toccato il tema dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione, affermando che gli scrittori si raccontano di avere un aspetto di magia che non potrà mai essere sostituito, ma ha anche messo in discussione questa idea, sottolineando la strana vastità delle informazioni disponibili online.

Emmanuel Carrère sarà in Italia a giugno per diversi eventi: il 3 giugno riceverà il Premio internazionale dialoghi di Pistoia e il 21 giugno parteciperà al Festival Internazionale delle Letterature a Roma.