Nonostante i Savoia fossero già una dinastia reale da tempo, l’Italia ebbe la sua prima Regina solo successivamente la realizzazione dell’Unità. Margherita di Savoia, nuora del primo Re d’Italia Vittorio Emanuele II e moglie del futuro Umberto I. Unione che fu combinata e che avvenne fra cugini di primo grado; unione che durò oltre vent’anni e che terminò solo con l’assassinio di Umberto I. Matrimonio che non vide mai scoccare la scintilla d’amore tra i due sposi reali per incompatibilità caratteriale, ma soprattutto perché il Re aveva già scelto chi avere accanto – seppure in modo non ufficiale, anche se tutt’altro che segreto – e che già aveva accanto prima ancora di sposare Margherita. Dunque la duchessa Eugenia Litta Visconti fu l’eterna rivale di colei che ebbe il privilegio storico di essere la prima Regina d’Italia, titolo che non poté avere nemmeno la moglie di Vittorio Emanuele II perché morta pochi anni prima che l’Italia fosse finalmente unita.
Educata dalla madre per essere all’altezza di un tale compito, Margherita nel suo intimo è invece una donna che soffre e mal sopporta la situazione matrimoniale infelice nel nome del dovere, ma anche nel nome del proprio prestigio personale. Le vite dei due sovrani scorrono tra scontri, la nascita del figlio – che diventerà Vittorio Emanule III – e nei saloni sfarzosi della Villa Reale di Monza con alcuni spostamenti a Roma. Nel suo romanzo, Alessandra Selmi sa evocare la bellezza dell’ambientazione storica e sontuosa, degli abiti di Margherita che ne sottolineano l’eleganza e del periodo storico che la vede protagonista al massimo livello. Sa scrutare nella sofferenza femminile di una Regina che ancor prima è donna e che, pur non essendo propriamente innamorata del proprio marito, cova gelosie e rancori nel saperlo devoto a un’altra e sapendo al contempo che non potrà mai sperare in una loro separazione. Sa cogliere le umiliazioni di una donna che nonostante sia Regina – oppure paradossalmente proprio per questo strano destino di molte altre regine – subisce perfino in pubblico. Tutto ciò a causa dei comportamenti del marito che, proprio per il suo status di Re, come molti altri re si permetteva incurante di tenere.
Nel complesso il romanzo, pur creando un’ottima atmosfera storica e sapendo evocare anche lo spirito di quei tempi, incontra il suo limite nel non essere un vero e proprio romanzo storico, nemmeno una biografia, neppure un romance a tutti gli effetti. Mescolando dati storici certi ad atmosfere romanzate, l’autrice corre il rischio di far sbilanciare il romanzo troppo spesso verso la forma quasi romanzesca. Questo specialmente mescolando una trama parallela – di pura invenzione come spiegato dall’autrice stessa nelle note finali – che ai fini del racconto non serve necessariamente. Anzi: pare aggiungere ulteriori cliché al triangolo amoroso, che spesso appare come tale senza assumere spessori maggiori che la caratura storica dei due protagonisti dovrebbe invece avere.
D’altro canto, il romanzo ha certamente il pregio di far conoscere una figura forse ancora non troppo conosciuta e un pezzo di Storia dell’Italia, dei suoi primi regnanti, di un’epoca che covava ancora dei fermenti fortemente politici tanto che sfociarono nell’assassinio di Umberto I avvenuto a Monza nel 1900. Margherita gli sopravvivrà altri ventisei anni, seppure il romanzo termini nei giorni della morte di Umberto piangendolo nella piena consapevolezza che il loro, il suo mondo fosse finito. E accogliendo la sua erede, quella che sarebbe diventata la sua sostituta, la nuova Regina: la neomoglie di Vittorio Emanuele III che insieme a lui, proprio come lei aveva a suo tempo fatto insieme a Umberto, fa il suo ingresso nella Villa di Monza andando verso il suo futuro altrettanto sfarzoso. Stavolta in un matrimonio d’amore, ma compatendola in cuor suo per i sacrifici e i pesi che sapeva avrebbe comunque dovuto sopportare come prezzo del posto nella Storia che la futura Regina Elena stava per occupare.
Alessandra Selmi, La Prima Regina, 384 pagine, Editore Nord, 2025.

Ha scelto di approfondire le materie che ama da sempre conseguendo una laurea in Lettere Moderne. Che in terra brianzola è di per sé una sfida. Ma specializzandosi in Storia del Teatro Inglese e Cinema è quasi incoscienza. Tuttavia, unendo lavoro pratico a collaborazioni artistiche, da anni si occupa di recensioni culturali e anche di editoria.