Sabato 23 maggio si inaugura a L’Aquila la mostra diffusa “5” di Pep Marchegiani, un evento che si propone di affrontare temi cruciali come la coesistenza, l’identità e la fragilità delle culture contemporanee. La mostra, che si svolgerà nel centro storico della città, si inserisce nel contesto delle celebrazioni per l’anno della Capitale Italiana della Cultura 2026.

Tra le opere esposte, spicca un’arca realizzata con materiali di recupero, contenente terra e sementi provenienti dai cinque continenti, concepita come un rimedio alle carestie e un simbolo di abbattimento delle frontiere. Un altro elemento significativo è una bandiera trasformata in simbolo della fragilità e della resistenza delle culture, mentre un fiore che incontra un proiettile rappresenta la fine di ogni conflitto. Questi elementi artistici mirano a suggerire soluzioni creative alle disuguaglianze e ai conflitti attuali.

Il progetto è stato concepito in collaborazione con Rosanna Calabria di Art Home, e si configura come un dispositivo di arte pubblica pensato per inserirsi nel tessuto urbano e sociale di L’Aquila. “In un momento storico segnato da conflitti, fratture sociali, disuguaglianze e crisi ambientali – afferma Marchegiani – credo che l’arte debba uscire dagli spazi protetti e tornare a confrontarsi con le città, le persone e il presente. ‘5’ nasce da questa esigenza”.

Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, sottolinea l’importanza di iniziative come questa, che mettono in dialogo arte contemporanea, impresa e rigenerazione urbana. “La mostra diffusa di Pep Marchegiani testimonia come il centro storico sia tornato a essere uno spazio vivo, attrattivo e aperto alla creatività”.

La mostra sarà visitabile fino al 31 dicembre e rappresenta uno dei principali appuntamenti culturali del 2026, accanto ad altre iniziative di artisti di fama internazionale come Ai Weiwei e Maurizio Cattelan. La posa della scultura “Arca dei 5” nel chiostro di Palazzo Margherita segnerà l’inizio di questo percorso artistico, che promette di coinvolgere e stimolare la riflessione della comunità.