Antonio Pappano, direttore d’orchestra anglo-italiano, ha recentemente affrontato il tema della sua posizione riguardo ai concerti a Tel Aviv, in seguito alla decisione di Zubin Mehta di annullare i suoi impegni con la Israel Philharmonic Orchestra. Durante una pausa delle prove con l’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, Pappano ha dichiarato: “Adesso andare in qualsiasi città in quella zona è pericoloso e io non ci vado. Dobbiamo stare molto attenti a distinguere tra il governo e il popolo israeliano”.
Queste parole arrivano in un contesto di crescente tensione politica e sociale in Israele, dove le critiche al governo di Netanyahu si intensificano, specialmente riguardo alla questione palestinese. Pappano ha sottolineato il suo legame con la Israel Philharmonic Orchestra, di cui è stato il primo direttore invitato dal 1995 al 1997, affermando di non essere tornato non per motivi politici, ma per impegni professionali.
Attualmente, Pappano è a Roma per tre concerti con l’orchestra di Santa Cecilia, con la quale ha condiviso 18 anni di carriera. I concerti si terranno il 28 e 29 maggio alle 20 e il 30 maggio alle 18, presso la sala grande dell’Auditorium Parco della Musica. In programma ci sono il Concerto per violino n. 2 di Karol Szymanowski, con il solista Leonidas Kavakos, e la Sinfonia n. 9 ‘La Grande’ di Franz Schubert.
Pappano ha descritto l’accoglienza ricevuta dall’orchestra come “estremamente commovente”, evidenziando il calore e il senso di famiglia che ha trovato a Roma. Ha anche parlato dell’importanza di adattarsi alle diverse situazioni in cui si esibisce, sottolineando come ogni concerto richieda un approccio unico.
Oltre ai concerti a Roma, Pappano ha in programma diverse produzioni operistiche, tra cui Macbeth a Copenaghen e Tristano con la London Symphony Orchestra. Ha espresso il suo affetto per l’orchestra di Santa Cecilia, definendola in gran forma e con un suono distintivo, frutto di un lungo lavoro insieme.
In conclusione, le parole di Pappano non solo riflettono la sua posizione personale riguardo alla situazione in Medio Oriente, ma evidenziano anche il suo profondo legame con la musica e con le orchestre con cui collabora, sottolineando l’importanza di un approccio umano e artistico in tempi di tensione.
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