Il Marché di Cannes 2023 segna un momento di grande fermento per il cinema, nonostante le sfide che il settore sta affrontando. Con oltre 40.000 professionisti presenti, di cui 16.000 registrati al Marché e provenienti da oltre 140 paesi, il festival dimostra che il pubblico ha ancora fame di storie, anche se il formato di queste sta cambiando. Tra le novità più interessanti emerge il micro-drama, un film corto di appena due minuti che sta guadagnando popolarità in Cina e negli Stati Uniti, diventando un nuovo business industriale.
La presenza di paesi come Stati Uniti, Francia e Regno Unito rimane forte, ma è l’Asia a registrare un vero boom, con la Cina in prima linea e il Giappone, Paese d’onore di quest’anno, che ha visto un aumento del 50% delle presenze. I paesi si stanno proponendo come location per le riprese, competendo su chi offre le migliori detassazioni, con Brasile e India in pole position. La Cina, in particolare, promuove Hangzhou, sede del più grande studio mondiale di produzione virtuale di intelligenza artificiale.
In questo contesto, l’Italia è rappresentata da Lorenzo Mieli, presente al festival per presentare Fatherland di Pawel Pawlikowski. Mieli ha spiegato che il progetto è nato in Italia grazie a Mario Gianani e alla società Our Films, con il supporto di Mubi e partner da Polonia e Germania. Tuttavia, la realizzazione di progetti ambiziosi come questo richiede tempo e trattative complesse, evidenziando la crescente difficoltà nel mettere insieme le coproduzioni.
Il mercato cinematografico si sta stabilizzando, ma sta diventando sempre più ibrido, con le piattaforme di streaming che iniziano a produrre in modo più flessibile e con diritti su singoli paesi. I formati brevi e l’uso creativo dell’intelligenza artificiale nella post-produzione sono i temi caldi di questo festival.
Un aspetto che non può passare inosservato è l’assenza del cinema statunitense, un fatto che ha suscitato molte discussioni. Nonostante Cannes sia storicamente legato al cinema americano, quest’anno i film d’autore statunitensi sono pochi e rari. La mancanza di premiere mondiali di blockbuster, come le saghe di Star Wars e Indiana Jones, suggerisce una possibile smobilitazione di Hollywood dalla Croisette. I grandi studi come Universal, Disney, Warner, Sony e Paramount non hanno presentato nuovi film americani, lasciando un vuoto significativo nel panorama del festival.
In un contesto in cui i festival di cinema stanno perdendo attrattiva per i grandi nomi di Hollywood, Cannes e Venezia si trovano a dover affrontare una nuova realtà, dove eventi controllati dalle major e strategie di marketing alternative stanno prendendo piede. La situazione attuale invita a riflettere su come il cinema si stia evolvendo e su quali saranno le future direzioni del settore.

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