Durante un incontro al Festival di Cannes, l’attrice Cate Blanchett ha affrontato temi di grande rilevanza sociale e culturale, tra cui la rapida erosione del movimento #MeToo e le sfide legate all’intelligenza artificiale (IA) nel settore cinematografico. Moderato da Didier Allouch, il Rendez vous ha visto la partecipazione di una delle interpreti più acclamate della sua generazione, tre volte premio Oscar.

Blanchett ha sottolineato come il movimento #MeToo sia stato “ucciso” molto rapidamente, evidenziando la disparità di voce tra le persone visibili e quelle comuni che denunciano abusi. “Ci sono molte persone con una certa visibilità che possono parlare in relativa sicurezza e dire: ‘Questo è successo anche a me’, ma la cosiddetta persona comune che dice ‘Me Too’ perché viene messa a tacere?” ha dichiarato l’attrice, mettendo in luce un problema sistemico di abusi che persiste non solo nel cinema, ma in tutti i settori.

Un altro tema centrale del suo intervento è stato il Displacement Film Fund, un’iniziativa che sostiene cineasti rifugiati e racconta storie di deportazione. Blanchett ha ricordato che, oltre dieci anni fa, il numero di rifugiati nel mondo era di circa 60 milioni, mentre oggi supera i 120 milioni, una situazione aggravata dai cambiamenti climatici. “Queste sono le due maggiori sfide che ci troviamo ad affrontare”, ha affermato.

Riguardo all’IA, Blanchett ha espresso preoccupazione per lo sfruttamento di opere artistiche senza consenso. “Il problema più grande nel nostro settore è lo sfruttamento di opere, musiche e immagini senza che sia stato dato un esplicito consenso. Servirebbero leggi su questo”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di un equilibrio tra innovazione e creatività umana.

Infine, Blanchett ha condiviso la sua visione sul mestiere di attrice, affermando che anche i personaggi più difficili lasciano una traccia positiva. “Deve esserci uno scambio empatico tra te e il personaggio e poi, si spera, con il pubblico, in modo che possano connettersi con esperienze diverse dalle proprie”, ha concluso, evidenziando l’importanza della connessione emotiva nel suo lavoro.