Il Festival di Cannes si prepara a celebrare la sua 79esima edizione, un evento che si preannuncia di livello medio-alto, ma privo di un grande capolavoro. Tra i film in lizza per la Palma d’Oro, spicca All of a Sudden del regista giapponese Ryūsuke Hamaguchi, che sembra aver conquistato il consenso della critica.
Il film di Hamaguchi affronta temi complessi come il capitalismo, la fragilità umana, il declino demografico e la fine vita, il tutto sullo sfondo di un’amicizia filosofica tra due donne intellettuali: Virginie Efira, direttrice di una casa di cura nella periferia di Parigi, e Tao Okamoto, regista teatrale giapponese devota al metodo Basaglia. La performance di Efira potrebbe valere una nomination per la Palma.
Accanto a Hamaguchi, troviamo altri titoli di spicco come Fatherland di Paweł Pawlikowski, che narra il ritorno in patria dello scrittore tedesco Thomas Mann e di sua figlia Erika, interpretata da Sandra Hüller. Il film esplora il viaggio di padre e figlia attraverso una Germania del 1949 segnata dalla divisione e dalle rovine.
Un altro film atteso è Minotaur di Andrey Zvyagintsev, un thriller che affronta la corruzione e la violenza della Russia contemporanea, con una protagonista, Iris Lebedeva, che incarna la bellezza e la bravura. Zvyagintsev potrebbe beneficiare del contesto politico attuale, con la giuria che potrebbe essere influenzata da questioni anti-Putin.
In lizza anche Paper Tiger di James Gray, che racconta la storia di due fratelli, interpretati da Adam Driver e Miles Teller, cresciuti nel mito del sogno americano, ma costretti a confrontarsi con la dura realtà della mafia russa. Notre salut di Emmanuel Marre è un altro film sostenuto dai critici francesi, che racconta le vicende di un funzionario che riesce a farsi strada in un governo di Vichy.
Per quanto riguarda le performance attoriali, Javier Bardem è considerato un forte candidato per il suo ruolo in El ser querido di Rodrigo Sorogoyen. Infine, Hope di Na Hong-jin, un film di oltre due ore e quaranta, è descritto come un’opera ricca di adrenalina, ritmo e poesia, ma che ha diviso la critica europea.
Le preferenze di tre critici italiani, Paolo Mereghetti, Alberto Crespi e Mauro Donzelli, evidenziano un certo consenso su Hamaguchi, ma anche su Almodovar e Pawlikowski, con Donzelli che sottolinea le potenzialità di Minotaur per ragioni di impatto politico.
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