È uscito il 22 dicembre  il videoclip ufficiale di Malamocco, nuovo singolo di Donatella Rettore, tratto dall’album Antidiva Putiferio. Un’uscita che segna un nuovo passaggio nel percorso recente dell’artista, rafforzando il dialogo tra musica e immagine.

Il videoclip di Malamocco arriva come un oggetto anomalo nel flusso prevedibile delle uscite musicali di fine anno. Non accompagna semplicemente una canzone: la interroga, la espande e la mette in discussione. Donatella Rettore, con questo nuovo capitolo visivo legato all’album Antidiva Putiferio, dimostra che l’idea di “ritorno” le sta decisamente stretta.

Diretto da Gaetano Morbioli per Run Production, il video costruisce un universo chiuso e perturbante, dove identità, potere e vulnerabilità si scambiano continuamente di posto. Rettore non interpreta un personaggio: si moltiplica. Attraversa stati emotivi e simbolici che non cercano spiegazioni immediate, ma evocano tensioni profonde, quasi teatrali, lasciando allo spettatore il compito di completare il senso.

L’impianto visivo è netto, deciso, mai decorativo. Ogni inquadratura sembra scelta per creare attrito più che armonia, giocando su contrasti, posture e sguardi che suggeriscono una narrazione interiore frammentata. Non c’è nostalgia patinata né ammiccamento al passato: ciò che emerge è una presenza attuale, lucida, che usa il linguaggio pop come mezzo espressivo e non come rifugio.

Malamocco”, che prende il nome da una località lagunare, si muove tra memoria e trasformazione, ma evita qualsiasi lettura didascalica. La canzone – già apprezzata nel circuito delle radio indipendenti – trova nel video una dimensione ulteriore, quasi fisica, che ne amplifica la portata emotiva senza addomesticarla.

Con questa uscita, Rettore riafferma una posizione rara nel panorama italiano: quella di un’artista che non rincorre il presente, ma lo attraversa alle proprie condizioni. Il videoclip diventa così un gesto di libertà creativa, un atto che rifiuta le formule e rivendica il diritto di sorprendere ancora.

“Malamocco” non chiede di essere compreso subito. Chiede di essere guardato, ascoltato, lasciato agire. E nel farlo, ricorda che il pop può ancora essere spazio di rischio, visione e identità.

Di News