Al Festival di Cannes, il documentario John Lennon: the last interview, diretto da Steven Soderbergh e realizzato in collaborazione con Meta, ha fatto il suo debutto mondiale, riportando in vita la figura di John Lennon attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale. Questo progetto si basa sull’ultima intervista rilasciata da Lennon, avvenuta poche ore prima della sua tragica morte l’8 dicembre 1980, e offre una riflessione profonda e attuale sul suo pensiero.
L’intervista, già disponibile su YouTube, è stata rielaborata da Soderbergh utilizzando una combinazione di immagini pubbliche e private, spezzoni di concerti e la voce di Lennon, accompagnata dagli interventi di Yoko Ono. Il regista ha sottolineato che l’uso dell’IA rappresenta solo il 10% del film, mentre il resto è dedicato alla potenza delle parole di Lennon, che affrontano temi come la politica, la paternità, il femminismo e il valore della vita al di fuori del lavoro.
Le parole di Lennon, pronunciate quasi cinquant’anni fa, risuonano con una forza sorprendente e sembrano anticipare le sfide contemporanee. In un passaggio significativo, Lennon afferma: “Non abbiamo bisogno di leader guida popolo, di politici ipnotizzanti dai poteri soprannaturali, perché siamo noi, con le nostre comunità, con la società civile responsabili di migliorare il mondo, di vivere in pace”. Queste riflessioni, che si allontanano dalla tradizionale visione di un artista, pongono interrogativi sul ruolo della leadership e sull’impegno civico.
Il documentario ha attirato l’attenzione anche di figure illustri come Peter Jackson, presente alla proiezione, noto per il suo lavoro su Get Back, un documentario che esplora il backstage dei Beatles. Inoltre, Sean Lennon, il figlio di John, ha inviato una lettera letta durante l’anteprima, definendo il film “una lunga canzone” del padre, sottolineando l’importanza emotiva e artistica di questo progetto.
L’intervista originale, realizzata da una piccola troupe della stazione radio KFRC di San Francisco, offre uno sguardo intimo sulla vita di Lennon, che si apre su temi personali e professionali. La sua descrizione della vita quotidiana, in cui si dedica alla crescita del figlio Sean, evidenzia una concezione di paternità innovativa per l’epoca. Lennon si definisce un “casalingo” e critica l’idea che il lavoro debba essere totalizzante, affermando che la qualità della vita non deve dipendere esclusivamente dal lavoro.
Il documentario di Soderbergh non è solo un tributo a Lennon, ma un’opera che invita a riflettere su questioni ancora attuali, rendendo la figura dell’artista più viva che mai. Concludendo, John Lennon: the last interview si propone come un’opera che trascende il tempo, portando alla luce il messaggio di un artista che ha sempre cercato di promuovere la pace e l’amore.

Segue con attenzione il mondo dei libri, del cinema e delle arti contemporanee. Il suo sguardo unisce curiosità, sensibilità critica e interesse per i nuovi linguaggi della cultura, con l’obiettivo di raccontare storie, opere e protagonisti capaci di interpretare il nostro tempo.
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