Al Festival di Cannes, Sebastian Stan ha presentato il suo nuovo film Fjord, diretto da Cristian Mungiu, in concorso per la Palma d’Oro. Insieme a Renate Reinsve, Stan interpreta Mihai Gheorghiu, un immigrato romeno che si trasferisce in Norvegia con la sua famiglia. La pellicola affronta tematiche sociali complesse, tra cui la diffidenza e le difficoltà che una famiglia di immigrati deve affrontare in un contesto apparentemente sereno.

Durante la conferenza stampa, Stan ha condiviso la sua visione sull’importanza dell’onestà e della riflessione morale nell’arte. “L’unico modo per affrontare tutto quello che accade intorno a noi è rimanere il più onesti possibile”, ha dichiarato, sottolineando il suo impegno a scegliere progetti che stimolino il dialogo e offrano punti di vista diversi. Ha citato una frase di Anton Čechov: “L’arte non deve risolvere un problema, deve solo affrontarlo nel modo corretto”, evidenziando la sua convinzione che l’arte possa essere un mezzo per reagire alle sfide contemporanee.

Stan, nato in Romania e cresciuto in Austria e negli Stati Uniti, ha descritto Fjord come un’opportunità per riconnettersi con le sue origini. “Questo film è parte del viaggio per riconnettermi con la Romania”, ha affermato, esprimendo ammirazione per Mungiu, un regista che considera capace di cogliere le dinamiche attuali con grande acutezza. La storia del film, ispirata a fatti reali, ha risuonato con l’attore, che ha riflettuto sulla sua educazione tradizionale romena e sul significato della genitorialità nel mondo moderno, soprattutto in vista della imminente paternità.

Il ritorno di Stan a Cannes segue la sua partecipazione nel 2021 con The Apprentice, un film che esplora i primi anni dell’ascesa di Donald Trump. Riguardo a Trump, Stan ha espresso preoccupazione per la situazione attuale negli Stati Uniti, sottolineando che “non c’è niente da ridere” e che la società sta affrontando sfide significative legate alla censura e al monopolio dei media.

Con Fjord, Sebastian Stan non solo si confronta con il suo passato, ma offre anche una riflessione profonda su temi universali che riguardano l’immigrazione e la famiglia, rendendo il film un’opera di grande rilevanza sociale.