Dall’essere considerati derivativi di artisti come Elvis Presley, Roy Orbison, Morrissey, Spandau Ballet e Duran Duran, con il bell’esordio di due anni fa “The Future is Our Way Out”, fino all’elettricità calibrata e strutturata del sophomore “Irreversible”, per il cantautore Wes Leavins e banda di Chicago è un biglietto da visita che è sia una conferma che un proiettarsi verso nuovi orizzonti, sempre e comunque devoti agli amori anni ‘80 e con una strizzatina d’occhio agli esordi dei Muse e Strokes.

Il nuovo disco cattura efficentemente l’energia live che dalle chitarre jungle-pop passa con disinvoltura ad una componente decisamente più elettrica ed elettrizzante, alternandosi con gusto per i fraseggi musicali. L’aria da crooner permane in diversi frangenti ma Wes (cinematograficamente più Lynch che Anderson, a giudicare anche dal videoclip in bianco e  nero di uno dei singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album) afferma di aver preso gran parte delle sue ispirazioni dalle canzoni dei New Order (mi verrebbe da dire, ancor di più, gli Echo & the Bunnymen dei primi quattro seminali dischi). Quell’aria elettrica è pienamente ricompensata dalla tiratissima “Slumber Party”, dall’anima punk, mentre per la nostalgia del sound Smiths, c’è la splendida armonia tra vocalità e chitarre di “I Danced with Another Love in My Dream” che ha il sapore dell’instant-classic.  A ruota, come non citare il romanticismo spiegato di brani come quello di apertura “There Always” e a seguire “I Can’t Have You All to Myself”, “I Can’t Take the Sun Out the Sky”, il singolo più fresco ed estivo del lotto, e le stupende “The Early Days of Love” e “Send Those Memories”, ballatona epocale densamente emozionante che chiude quella che risalta alle orecchie come una strepitosa sequela di hits. Sul fronte elettrico, si può accostare al primo singolo, l’esaltante “Truth is Stranger Than Fiction”, dove Wes dà forse il suo meglio a livello vocale. Sono singoli che in qualsiasi annata Ottanta/Inizio Novanta, figurerebbero al top delle classifiche mondiali, ma siamo in altri tempi e l’effetto si amplifica più che altro negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove prolifera sempre la miglior musica e dove la band ha registrato diversi sold out in differenti città (in Italia sembra essere andata sold out anche la data di Milano).

I Brigitte Calls Me Baby alzano le leve del romanticismo pop-rock, mettendo a punto strali creativi degli epigoni summenzionati, in maniera tali da esaltare le loro qualità migliori in una chiave sensibilmente moderna ed emotivamente ampiamente ripagata. Il melodramma lascia spesso il posto allo spettacolo insinuante dei sentimenti più puri. La vera prova del nove sarà quella del terzo album, dove il vocalist Leavins, il chitarrista Fluegel, il bassista Wessels e il batterista Benshish cercheranno sicuramente di generare un sound sempre più personale, senza mai perdere di vista i primi inamovibili amori. Wes Leavins ha avuto il pregio di essere stato in grado di tramutare delle scintille in un bel fuoco ardente di amore e passione travolgenti. Si può provare nei suoi riguardi solo un gran bene, perché chi ha un cuore che batte forte non può non ammirare questa meravigliosa band.

Brigitte Calls Me Baby, Irreversible

Di Federico Mattioni

Federico Mattioni, rapportando la vita e i sensi al cinema, sta tentando di costruire un impero del piacere per mezzo della fruizione e della diffusione delle immagini, delle parole, dei concetti. Adora il Cinema, la Musica e la Letteratura, a tal punto da decidere d'immergervi dentro anche l'anima, canalizzando l'energia da trasformare in fuoco, lo stesso ardere che profonde da tempo immemore nelle ammalianti entità femminili.