Il Festival di Cannes, uno dei più prestigiosi eventi cinematografici al mondo, si trova a un bivio cruciale riguardo all’uso dell’intelligenza artificiale (IA) nel settore. Mentre il festival prende le distanze dall’IA, il film in concorso del maestro giapponese Hirokazu Kore-eda, intitolato Sheep in the box, affronta il tema della creazione di cloni perfetti attraverso la tecnologia. La pellicola racconta la storia di Otone e Kensuke, una coppia in lutto per la perdita del figlio, che accoglie un umanoide identico al loro bambino scomparso, riflettendo sulle implicazioni etiche e emotive di tali innovazioni.

Kore-eda trae ispirazione dal crescente utilizzo delle tecnologie di “resurrezione digitale” in Cina, dove l’IA e i big data vengono impiegati per ricreare personalità virtuali di persone defunte. Questi “deathbot” o gemelli digitali permettono interazioni con i cari estinti, simulando voce e risposte emotive. Tuttavia, Cannes, attraverso le parole di Thierry Fremaux, delegato generale del festival, sottolinea l’importanza di distinguere tra l’IA e la creatività umana: “L’IA sta all’intelligenza come una bici elettrica a una bicicletta”. Fremaux avverte che, sebbene l’IA diventerà parte integrante del panorama cinematografico, ci sono preoccupazioni legate al suo uso improprio e alla solidarietà con sceneggiatori e attori.

La presidente del festival, Iris Knobloch, è ancora più diretta: “Un film non è un insieme di dati; è una visione personale. L’IA imita molto bene, ma non farà mai provare emozioni profonde”. Questo dibattito si fa ancora più interessante considerando che, mentre Cannes si mostra cauto, si è appena conclusa la prima edizione del World AI Film Festival (Waiff), dedicata interamente al cinema realizzato con intelligenza artificiale. I numeri parlano chiaro: nel 2026 sono stati presentati 5.000 film, un notevole aumento rispetto ai 1.000 dello scorso anno, anche se molti professionisti del settore avvertono che le opere attuali sono ancora acerbe e tendono a imitare stili già consolidati, come quello di Blade Runner.

Un aspetto cruciale emerso al Waiff è il potenziale economico dell’IA nel cinema. Il regista italo-svizzero Dario Cirrincione ha evidenziato come una sequenza realizzata con l’IA possa costare solo 500 euro, rispetto ai 20.000 necessari per effetti speciali tradizionali. Un altro regista ha dichiarato di aver ridotto i costi degli effetti speciali da 50-60 milioni di dollari a circa 25 milioni. David Ellison, a capo di Paramount, ha affermato che “l’IA è qui a Hollywood e trasformerà ogni aspetto del business”. Tuttavia, il regista Mathieu Kassovitz ha lanciato un monito, prevedendo che tra due anni non importerà più se i personaggi siano stati creati da un software o interpretati da attori, con la possibilità di avere superstar IA con milioni di follower.

In conclusione, il Festival di Cannes si trova di fronte a una sfida significativa: come integrare l’innovazione tecnologica senza compromettere l’essenza artistica del cinema. Mentre il dibattito sull’IA continua a evolversi, è chiaro che il futuro del cinema sarà caratterizzato da una coesistenza tra l’umanità e le tecnologie emergenti, invitando a riflessioni profonde sulle emozioni e sull’autenticità nell’arte cinematografica.