Poetessa del silenzio che si fa sentire nonché fine prosatrice, Brenda Piselli ha esordito nell’ambiente poetico con Spazi minimi (Lupieditore, 2022) per poi allargare il suo “spazio minimo” toccando nuove e più forti, quanto delicate, vertigini poetiche con Infiniti silenzi (ERETICA Edizioni, 2024).

Dal 2021 collabora con il chitarrista e produttore Andrea Maddalone in veste di autrice di testi; dal 2023 è anche interprete di brani come Una vertigine, Da grande e Castelli in aria.

Una scrittura che ci riporta altrove, verso intenti di un’altra epoca, dove la poesia sopravvive:

Rincorro ancora qualcosa
di antico, nobile:
l’anima del mio lettore.

Dalla poesia L’anima del mio lettore in Infiniti silenzi, ERETICA Edizioni, 2024)

Scrittrice e cantautrice genovese dalla poliedrica inclinazione, Brenda riesce a farsi “sentire” in ogni forma d’arte che sceglie di sperimentare. NoteVerticali l’ha intervistata sulla poesia, sulla musica e sugli spazi infiniti dell’arte.

Come nasce la silloge Infiniti silenzi e quali sono i punti d’incontro (e le differenze) con Spazi minimi, la tua precedente raccolta?

Infiniti silenzi nasce come naturale prosecuzione della mia prima raccolta, Spazi minimi. Il punto in comune più evidente tra la prima e la seconda silloge è la presenza di un malessere esistenziale che può non essere solo personale, ma anche collettivo o comunque proprio di molte persone. Sul piano stilistico, Infiniti silenzi approfondisce la ricerca di brevità iniziata con Spazi minimi: esaspera il tentativo di cogliere l’essenziale attraverso un linguaggio altrettanto essenziale e scarnificato. Nella mia seconda raccolta è possibile leggere in questa ottica la presenza di poesie molto brevi, nello stile degli haiku giapponesi, poste alla fine della silloge. Sempre in questo contesto di “sottrazione” si può leggere anche la successiva presenza di pagine volutamente lasciate bianche: sarà il mio lettore a riempirle, se lo desidera, con il suo “infinito silenzio”.


Quali sono le tematiche di questa seconda silloge?

Le tematiche principali di Infiniti silenzi sono il male di vivere, ricorrente nella mia scrittura, la solidarietà, la guerra (passata e presente, concreta e simbolica), il dolore, l’empatia e la bellezza che, non dimentichiamolo, esiste ancora. Sta a noi riuscire a coglierla.

Scenari di guerra
si aprono grigi
echi di morte
si odono alle porte.

(Dalla poesia Scenari di guerra in Infiniti silenzi, ERETICA Edizioni, 2024)

Quali sono, per te, le differenze fra prosa e poesia in fase di scrittura?

La poesia è per me il mezzo privilegiato per trasporre in “parole brevi” un pensiero o un’immagine; è cioè il dominio della sintesi, che io ricerco in ambito artistico. La prosa, al contrario, rappresenta per me l’ambito della “parola lunga”, di ampio respiro. Non che non mi piaccia, tutt’altro, ho scritto qualche racconto e ho anche iniziato un romanzo, interrotto per dedicarmi alla poesia e alla musica, ma che, prima o poi, mi piacerebbe riprendere! Parlerei piuttosto di naturale propensione alla brevitas

Quali sono i poeti, i romanzieri e i cantautori che ti hanno ispirata o formata?

Non è facile rispondere, perché sono stata influenzata da numerosi artisti, scrittori, poeti, cantautori e filosofi. Anzitutto, non posso non citare Ungaretti, Montale, Saba e il contemporaneo Franco Arminio. Hanno contribuito a formarmi anche la scrittura di Camus, il pensiero di Schopenhauer, Kierkegaard e Nietzsche. Appassionata di arte contemporanea, riconosco il debito nei confronti di Van Gogh, a cui è dedicata una poesia di Infiniti silenzi; l’influsso di Rothko, Klein, Pollock; fra gli artisti viventi, avverto un legame particolare con la pittura di Federico Romero Bayter e la scultura di Michelangelo Galliani

Nella stanza dalle pareti
azzurre ho meditato
un campo di grano
la notte, i corvi
a presagirne la fine.

(Dalla poesia Vincent in Infiniti silenzi, ERETICA Edizioni, 2024)

Fra i cantautori che sento a me “vicini” per sensibilità, un posto di rilievo è occupato dal conterraneo Ivano Fossati e da Niccolò FabiPer l’approccio e per le tematiche, sono stata largamente influenzata da un artista poco noto in Italia: Chris Cornell.

Quando e come ti sei avvicinata alla musica? E quali sono, secondo te, le differenze tra poesia e canzone?

Ascolto musica fin da bambina, quindi potrei rispondere che quello tra me e la musica è un filo senza soluzione di continuità. Rispetto al passato, con il tempo ho tuttavia sperimentato l’ascolto di più generi musicali, mantenendo comunque salde le mie predilezioni: oltre al già citato Chris Cornell, mi accompagnano nel quotidiano Stevie Wonder, Annie Lennox, John Mayer, Eric Clapton e i Morcheeba. Nello specifico, ho iniziato a scrivere testi per musica come autore nel 2021. Canzone e poesia non possono essere paragonate, perché si “muovono” in ambiti formali differenti. In poesia può esistere uno schema metrico oppure il verso libero, una canzone presenta di norma un numero di sillabe fisso nelle strofe e una sillabazione differente nel ritornello. Se invece per poesia intendiamo la “poeticità” delle parole e/o di un’immagine, allora una canzone può essere estremamente poetica, e una poesia molto musicale, se ricca di figure di suono!

Qual è la tua visione della canzone italiana contemporanea?

Sarò sincera, ascolto poca musica italiana contemporanea: prediligo i cantautori del passato, pochi cantautori ancora attivi, o musica in lingua inglese. Credo che la musica italiana di oggi si sia svuotata di senso e, a mio parere, i festival nazionali ormai consacrano questo impoverimento. Non sono amante del rap e dei suoi sottogeneri, ma, anche in questo ambito, è sempre bene operare i dovuti distinguo: molti brani di Marracash, per esempio, sono scritti bene, con testi che io avverto coerenti con l’artista, e non è scontato. Anche in questo caso occorre quindi non avere preconcetti, ma ascoltare con attenzione, senza cadere in giudizi scontati e banali.

Vita personale e poesia si legano? E se sì, in che modo?

Non credo a chi afferma che arte e vita non hanno nulla in comune: per me, esse sono contigue, ci sono punti di contatto innegabili fra loro. Se l’arte non ha, nel mio caso, un corrispondente nella vita realmente vissuta, può trovarlo nella vita immaginata o sognata. Oppure sono io a immedesimarmi in un personaggio “altro da me”, proiettando su di esso sentimenti e aspirazioni, filtrati dalla mia sensibilità.