Intervista al duo formato da Andrea Crusco e David Loris: tra folk acustico e pop cantautorale, un nuovo EP che conferma la maturità emotiva della loro proposta artistica
Nascono così, quasi in sordina, certe avventure musicali: due amici, una città che non dorme mai, Barcellona, una chitarra e un foglio di carta pronto a raccogliere suggestioni che aspettano di diventare canzoni. Ci piace immaginare così, con una scena semplice ma fortemente evocativa, l’ispirazione da cui prende forma Wednesday Walkers, il progetto indipendente di Andrea Crusco e David Loris. Un incontro casuale, tra due persone che vivono la musica come una seconda pelle, e un’improvvisazione spontanea, e poi la vita che si mette di mezzo: trasferimenti, distanze, nuove città. Ma invece di spegnersi, la scintilla si allunga tra Barcellona e Amsterdam, trasformando i chilometri in un ponte creativo.
Da quel momento, la loro musica comincia a camminare da sola. Cammina come le Wednesday Walkers originali, il gruppo di trekking di Priscilla, la nonna di David, che ogni mercoledì a Seattle partiva per sentieri sempre diversi, e che oggi nel nome è un omaggio a quell’esperienza così genuina e pura. Cammina come certi brani di Simon & Garfunkel, dove il viaggio intrapreso da due amici è un modo perché ciascuno capisca meglio se stesso, o come le ballate di James Taylor, che sanno trovare luce anche nelle crepe dell’esistenza. Cammina, soprattutto, perché è nata per muoversi: tra due città, tra due sensibilità, tra due vite che si intrecciano senza mai sovrapporsi del tutto.
Il loro album d’esordio, pubblicato il 19 luglio 2024, è la fotografia di questo percorso: un disco scritto, registrato e prodotto a distanza, con la complicità di amici e collaboratori che entrano ed escono come personaggi di un racconto corale. Un lavoro che chiede ascolto, che non rincorre il suono radiofonico, che preferisce l’acustico, l’intimo, il fragile. E che si apre con una frase che sembra un invito e una confessione: “You don’t know where you’re going”. Nessuno lo sa davvero, ma forse è proprio questo il punto.
Abbiamo avuto il piacere di ascoltare in anteprima non solo il lavoro d’esordio del duo, ma anche l’EP che ne è seguito, che sarà pubblicato il 19 febbraio 2026. E poi di fare una chiacchierata con Andrea e David, in un pomeriggio sonnacchioso d’inverno, davanti a un tè caldo. Ne è seguito un dialogo a tre che ha toccato diversi temi. Quasi un cammino introspettivo, che procede passo dopo passo, senza fretta, con quella malinconia luminosa che è ormai la cifra dei Wednesday Walkers.
Ascoltando il disco, la prima frase del primo brano, “Love is Real“, è “You don’t know where you’re going“. Ancora una volta la metafora del cammino, che può essere metafora di un incontro affettivo e della sua evoluzione. “Life is short but we don’t need to be afraid. Close your eyes and let it go” è un invito a lasciarsi andare oltre i sovraschemi mentali. Un concetto che si può cogliere anche in altri brani del disco, come in “The sea song” (“Let’s live for today“), per esempio. C’è bisogno di maggiore leggerezza nel nostro presente?
David: Credo che la vita sia un viaggio. Siamo tutti in una sorta di viaggio e cerchiamo di sfruttare al meglio il nostro tempo qui. L’unica vera certezza che abbiamo nella vita è il cambiamento. Negli ultimi anni ho faticato a vivere nel presente. È molto facile distrarsi e dimenticare di apprezzare ciò che abbiamo. Penso molto spesso a questo e quindi credo che traspaia nei miei testi.
Analizzando i brani che compongono il disco, la prima impressione è quella di un lavoro verso il quale nutrire l’attenzione dell’ascolto. Questo sia per i testi che per la scelta di arrangiarli privilegiando uno stile acustico e poco incline al sound radiofonico imperante. Come sono nate le canzoni? Sono frutto di ispirazione comune o rappresentano la sintesi delle singole ispirazioni di ciascuno di voi?
Andrea & David: Le sonorità che ricerchiamo sono legate ai gruppi che ascoltiamo e amiamo. Ci sono molte band indie folk interessanti che ci ispirano. Spesso si tratta di canzoni molto introspettive e con sonorità prevalentemente acustiche. Però allo stesso tempo cerchiamo di mantenere la nostra personalità e molto spesso pezzi cominciati con una certa intenzione o ispirazione cambiano radicalmente.
Abbiamo diversi modi per scrivere. Spesso ci scambiamo idee su whatsapp a vicenda e da lì sviluppiamo quelle che ci piacciono. Oppure può capitare che uno di noi porti una canzone più completa e con una forma più definita. Ci piace anche collaborare con altri artisti o produttori, che ci danno nuovi input e ci aiutano a esplorare nuove direzioni.
In “Letting go” torna il tema del lasciarsi andare, anche se da “It’s time to say goodbye“, frase ricorrente che viene ripetuta spesso nel brano, sembra cogliersi l’acquisizione di una maggiore consapevolezza verso una maturità che inevitabilmente significa abbandonare le zavorre del ricordo. La canzone nasce da un’esperienza personale?
David: sì mi sembra una buona interpretazione questo concetto di consapevolezza ma anche a volte di cadere e dover ripartire da zero. Ho iniziato a scrivere Letting Go il giorno che sono stato licenziato. Avevo molto amici e colleghi (Andrea incluso) con cui mi trovavo bene. Era il periodo di Covid e avere un gruppo di persone con cui interagire durante il giorno anche se online era importante per me. Diciamo che questo evento è stato la scintilla ma poi il significato è evoluto nel periodo in cui abbiamo lavorato al brano e completato il testo. Quindi il risultato cattura diversi momenti sovrapposti.
Molte delle canzoni del disco parlano di amore e relazioni, e tutto sembra condito da una verve di romantica malinconia. Anche se per esempio in “101”, nella frase “To cry for what you lose when this is what you choose“, vedo un invito a non reprimere il dolore, ma a viverlo come parte integrante di un percorso di crescita e di autenticità. Siete d’accordo?
David: sicuramente il dolore aiuta a crescere. Penso che molte persone in realtà sanno di cosa hanno bisogno nella vita per poter essere felici, ma la maggior parte, me compreso, fa fatica a seguire un percorso che li porti alla felicità’. Invece finiamo per vivere nella paura: paura di non essere amati o apprezzati, paura di non avere abbastanza denaro, paura di morire. Trascorriamo così troppo tempo a preoccuparci dimenticandoci di vivere davvero. Ma alla fine questa è una decisione che prendiamo e di cui dobbiamo accettare le conseguenze.
In “Valentine” entra in gioco una voce femminile, quella di Barberini. Come è nata questa collaborazione?
David: Barberini è una mia cara amica di Roma nonché un’artista fantastica. Ho sempre amato il suo lavoro e la sua voce. Quando Andrea e io stavamo lavorando a questo pezzo abbiamo entrambi sentito che mancava qualcosa, così abbiamo pensato di invitare una cantante per aiutarci ad ottenere un sound differente. Ho quindi pensato a Barberini. È stato molto bello lavorare insieme e speriamo di poter collaborare di nuovo in futuro.
“Now we leave this world to you and therès not much I can say Not sure if I did my part but it’s up to you now“: “The Universe” sembra dedicata alle nuove generazioni. Come vedete il futuro? Davvero lasceremo a ChatGpt il compito di pensare come ipotizzate ironicamente nell’ultima frase di “Love is real”?
Andrea: Penso che ogni generazione debba in qualche modo occuparsi di dover migliorare quanto ereditato dalle generazioni precedenti cercando di lasciare un “mondo migliorato” a chi verrà dopo. Non sempre ci riusciamo, ma nonostante la mole di notizie di eventi inquietanti a cui siamo esposti possa far paura, non credo che il mondo vada a rotoli. Anzi, sono convinto che le nuovissime generazioni avranno le capacità per poter affrontare il futuro, per quanto complesso possa essere, e migliorare il mondo, o magari… l’universo!
Che riscontri ha avuto il disco dalla pubblicazione? Siete soddisfatti del lavoro svolto?
Andrea & David: Siamo molto orgogliosi di ciò che abbiamo realizzato. Abbiamo pubblicato un album che riflette chi siamo come artisti e come persone. Anche se il progetto è nato da zero e senza nessuna spinta ereditata dalle nostre esperienze musicali passate, vediamo del movimento sulle piattaforme di streaming e il feedback dei nostri ascoltatori è stato fantastico! Ci sentiamo molto grati di poter condividere questa musica in cui abbiamo riversato cuore e anima.
Il vostro duo è nato e si è sviluppato in remoto. Avete mantenuto questo vincolo o avete suonato insieme? E avete in programma concerti nei prossimi mesi?
Andrea: Il nostro primo incontro è avvenuto di persona in realtà. Eravamo colleghi di lavoro e ci siamo ritrovati durante un’occasione di lavoro in un salotto di Barcellona con un pianoforte ed una chitarra a disposizione. In quell’occasione ci è venuto naturale cominciare a suonare ed improvvisare qualcosa insieme e da lì abbiamo deciso di mettere su un progetto vero e proprio. Il paradosso è che quello è stato l’unico momento in cui abbiamo suonato insieme di persona per i successivi tre anni. Poche settimane dopo, infatti, David si è trasferito ad Amsterdam, e a quel punto la scelta era tra interrompere il progetto sul nascere o il provare a farlo funzionare in remoto. Quello che inizialmente sembrava essere un limite si è rivelato essere un’opportunità, infatti in qualsiasi momento della giornata possiamo inviarci tracce e scambiare idee. Abbiamo delle vite abbastanza frenetiche e non dover pianificare quando e dove incontrarci ci ha aiutato a mandare avanti il progetto con tranquillità’ e senza stress. Detto questo, ci piacerebbe suonare dal vivo in futuro. Non abbiamo ancora nulla di programmato, ma stiamo pensando di iniziare con alcuni concerti in salotto o in piccoli locali tra Amsterdam e Barcellona.
Passiamo ora al nuovo EP che esce il 19 febbraio. Quale maturità artistica avete trasmesso in questo nuovo lavoro?
Andrea & David: Crediamo che l’aspetto più distintivo di questo EP sia che, rispetto al nostro primo album, ora abbiamo una visione molto più chiara della nostra identità sonora. Con il primo disco abbiamo intrapreso un percorso di esplorazione e ricerca sonora: infatti è un lavoro un po’ più eclettico. Con questo EP, invece, sapevamo molto meglio cosa volevamo ottenere in termini di atmosfera, texture e sound complessivo. Abbiamo puntato sulla semplicità, non in senso riduttivo, ma in termini di focus e chiarezza. Il processo, in realtà, è stato tutt’altro che semplice: abbiamo lavorato duramente, ma alla fine siamo arrivati a un risultato di cui siamo molto orgogliosi perché ben riflette quello che cercavamo di comunicare.
Tra le canzoni del nuovo EP, in “Broken Man” descrivete una persona che si sente svuotata e che magari si chiede a cosa possa essere servito vivere con l’ossessione della vittoria ad ogni costo, mentre in “Heal Each Other” evidenziate quanto possa essere benefica e guaritrice la possibilità di ricostruire un rapporto per provare a progettare una nuova esistenza, magari in chi non è più giovane e quindi sa che deve cercare di vivere al meglio il presente. I due brani potrebbero sembrare i due poli di uno stesso percorso emotivo: è così o sono da considerare come due episodi artistici separati?
David: Molte delle nostre canzoni sembrano ruotare attorno a temi simili, in realtà non è qualcosa che pianifichiamo consapevolmente, ma che probabilmente ha a che fare con i nostri percorsi personali, le nostre difficoltà e il continuo processo di ricerca di noi stessi. Quando si è giovani, si tende a pensare che tutto sia possibile, che il tempo sia infinito e che si possa fare tutto ciò che si sogna nella vita. Con il passare del tempo, però, ci si rende conto che non sempre è possibile realizzare tutto ciò che si sperava, e questa consapevolezza può portare a un senso di disillusione. Allo stesso tempo, però, può anche portare chiarezza: si inizia a capire che cosa conta davvero nella vita. Questa presa di coscienza può essere profondamente guaritrice e restituire un nuovo senso di scopo. Trovandoci ora in questa specifica fase della vita, e’ probabile che questi processi vengano naturalmente riflessi nelle nostre canzoni.
Le vostre canzoni usano immagini molto visive – l’oceano, le montagne, la finestra rotta, il pugnale nel cuore. Quanto la vostra scrittura nasce da episodi biografici e quanto invece dall’osservazione di relazioni e fragilità universali? E in questo come si sposa la vostra musica con i vostri testi?
David: In una certa misura, i nostri testi sono certamente autobiografici, anche se non in modo totalmente intenzionale. In parte possono diventarlo involontariamente, ma nascono soprattutto da frammenti di osservazione: cose che notiamo nella vita quotidiana e in ciò che ci accade attorno. Anche l’immaginario visivo non è qualcosa che progettiamo in modo deliberato, ma lo utilizziamo per lo più come mezzo estetico per sostenere la storia e ad aiutare a trasmettere le emozioni che guidano il brano. Detto questo, tutto ciò che scriviamo è comunque radicato nella nostra realtà, nelle nostre relazioni e nelle sfide che affrontiamo come esseri umani.
Nei testi emergono temi come la vulnerabilità, la distanza emotiva, ma anche la speranza di “venire insieme” e supportarsi. Che messaggio vorreste lanciare a chi ascolta, e come queste due canzoni riflettono la vostra visione dei rapporti umani oggi?
David: Vogliamo trasmettere un messaggio di unità. Infatti ci sembra che le persone si stanno allontanando sempre di più, spinte da divisione e polarizzazione crescenti. Questo ci preoccupa, perché genera sofferenza e alimenta l’odio. Preferiremmo immaginare un mondo in cui le persone possano rispettarsi a vicenda, comprendere le proprie differenze, le nostre fragilità e le nostre imperfezioni, perché sono proprio queste a renderci umani.
Che novità avete in programma per il 2026?
Speriamo anche di suonare dal vivo più spesso in futuro: non è sempre facile, visto che viviamo in città diverse, ma stiamo pensando di trovare un modo per produrre piu’ materiale, compresa la realizzazione di alcune registrazioni live. Inoltre, stiamo sperimentando anche con delle immagini ispirate alle nostre canzoni e alla nostra musica, che condividiamo su Instagram. Quindi, se vi va di seguire anche il nostro lato audiovisivo, potete trovarci lì. Il link è https://www.instagram.com/wednesday_walkers/ .
(Foto di copertina: credits Alberto Casinski Dattilo)
Idealista e visionario, ama l’arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia…
