Karin Amanda Bergman Hollingby, cantautrice svedese in carriera solista dal 2016, in apertura a questo 2026, ha realizzato il suo terzo album, il migliore della sua produzione. Registrato in un vecchio studio degli Abba e coadiuvato musicalmente dal chitarrista Petter Granberg, dal tastierista Rasmus Lindelow e dal batterista Karl Hovmark, “Embraced for a second as we die” è una lettera aperta, accompagnata dalla calda, rassicurante e confidenziale voce di Amanda, all’universo di sentimenti appigliati ad una idea di romanticismo che oggi appare fuori tempo massimo e forse, per questo, anche più affascinante. Un soft-rock che conserva nel cuore Joni Mitchell ed i Fleetwood Mac, abbracciando in toto Carole King.
Il livello di evocatività presente nel cantato dei vari brani, risulta essere particolarmente rilevante nelle fasi soprattutto iniziali, in Grasp ad esempio (brano top del disco), dove la musica e il testo vagano oscillando tra sogno e realtà:
“And over their life they fight a sun
making piecing madness
there’s no time
you’re mad as a dream
are you looking up
oh yeah over the time”.
Ma non è da meno la significativa Mexico, nella quale l’introspezione è filtrata nella delineazione possibile di una prospettiva che si riflette sul paesaggio esteriore:
“Come back from a vigorous dream
answer to sufferin’ me
finally the air is not too far from the crowd
you fall for the insanities of mine
you never once listened to me
I’ve noticed how far I can see
Time is just lookin’ like a lonely cloud
shadin’ the birds out
no settlin’ down”.
Common, like the end che apre l’album, Is this how you said you’d be gone, Sick of Time e Ours is a silent sun, più orientate nella forma ballad, concentrano l’essenza poetica di Amanda nelle radici di sensazioni che appaiono all’immaginario che producono con un effetto trasognato. Tale lavoro lo svolge in maniera emotivamente più coinvolgente A Mindless Dark. Costantemente sospeso tra vulnerabilità e conforto, questo lavoro ricco di romanticismo ci accoglie a braccia giunte anche quando in Never Known Like That il canto si fa accompagnare da un docile fingerpicking della chitarra acustica. Fino alla conclusione con The Moon in E Minor che accenna appena ad un soft-jazz calibrato, per celebrare in particolare quel lato rassicurante che accompagna tutte le canzoni. Un risultato encomiabile, con la sensazione che si tratti del disco giusto per questo inverno, da ascoltare sotto le coperte, con tisana calda nelle mani.
AMANDA BERGMAN, Embraced For a Second as We Die, The Satchi Six, 2026.
Federico Mattioni, rapportando la vita e i sensi al cinema, sta tentando di costruire un impero del piacere per mezzo della fruizione e della diffusione delle immagini, delle parole, dei concetti. Adora il Cinema, la Musica e la Letteratura, a tal punto da decidere d’immergervi dentro anche l’anima, canalizzando l’energia da trasformare in fuoco, lo stesso ardere che profonde da tempo immemore nelle ammalianti entità femminili.
