Caduto il nazismo ogni delinquente colluso con il regime tenta la fuga. Molti saranno i morti, parecchi i processati ma a qualcuno è andata come non avrebbe dovuto. Josef Mengele, medico e criminale di guerra, ripiega in America Latina. Raggiunto da suo figlio, il mostro in camice bianco dovrà rispondere delle sue scelte raccapriccianti durante il conflitto. Un professionista dell’efferatezza privo di coscienza ma carico di un sadismo votato alla causa più lontana dall’umanità di sempre.
La scomparsa di Josef Mengele è un film del 2025 diretto da Kirill Serebrennikov. Tratto dal libro di Olivier Guez, si presenta come un lavoro costruito su emozioni e onestà intellettuale. In scena va il collage emozionale di un vecchio incapace di provare emozioni se non direttamente suggerite dal ruolo che non ha mai rinnegato. Il ritratto di una fine che non avrebbe dovuto avere inizio viene condotto dando precedenza al lato psicologico di un uomo privo di moralità ma convinto di agire per un bene superiore non teorizzabile e teorizzato. Una pagina umana senza umanità che il regista sceglie di raccontare come confronto tra un padre morente e un figlio vergognosamente incredulo.
Narrazione che sconfina nell’amatoriale, volutamente, per trasmettere tutta la carica di un abominio istituzionalizzato, perfino da quei “medici” che dovrebbero amare la vita per vocazione. Procedere per frammenti dal tempo si rivela una scelta eccellente per far arrivare allo spettatore l’anima di un burocrate incapace di provare empatia ma legato a quel ruolo di padre per cui non ha mai dimostrato particolare affinità. Un “angelo della morte” fiero, anche quando la fine è dietro l’angolo e l’inizio è vergogna.
Film onesto e ben recitato, quello di Serebrennikov, capace di scuotere attraverso una morale implicita e lasciando il giudizio nell’occhio di chi guarda. Una riflessione senza tesi sulle forme della convenzione alle convenzioni. Mengele non crede di essere nel torto e denuncia un calvario personalissimo cui la storia lo avrebbe condannato. Cinema che riflette sulla moralità della morale mostrando fin dove si potrebbe spingere una certezza, soprattutto senza fondamenta.
LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE (Germania/Francia 2025, Drammatico, 135′). Regia di Kirill Serebrennikov. Con August Diehl, Maximilian Meyer-Bretschneider, David Ruland, Friederike Becht, Mirco Kreibich, Burghart Klaußner, Carlos Kaspar, Heinz K. Krattiger, Dana Herfurth, Anton Lytvynov, Alina Lytvynova, Tetiana Lytvynova, Diana Stepanova, Santino Lucci.
Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.