C’è un modo di guardare alla vita osservando la natura che ci circonda. Un modo magari desueto, forse fuori moda, ma certamente genuino e autentico. Ascoltare l’ultimo lavoro di Andrew Wasylyk aiuta in questo scopo, perché invita a riconciliarsi con il mondo. Si chiama Hearing The Water Before Seeing The Falls ed è il secondo lavoro discografico del musicista e produttore scozzese. Un artista ancora sconosciuto ai più, ma sensazionalmente coinvolgente in ciò che compone, e che permette all’ascoltatore di affidarsi alla melodia che lo trasporta in paesaggi senza orizzonte, dove l’assenza di parole è anzi un invito a lasciarsi guidare dalla potenza delle note e nulla più. Il seme dell’ispirazione che ha guidato Wasylyk nel suo cammino compositivo è stata la mostra “The World’s Edge“, del fotografo paesaggista americano contemporaneo Thomas Joshua Cooper, esposta alle National Galleries of Scotland fino al 23 gennaio 2022, che racconta trent’anni di esplorazioni attraverso il mondo alla ricerca di luoghi incontaminati e meravigliosi, spesso a rischio estinzione a causa del cambiamento climatico che investe il pianeta. Le foto di Cooper sono tutte in bianco e nero, segno di una realtà irreale, fuori dal tempo della contemporaneità che vuole la supremazia del colore come necessaria. C’è un brano del disco, The Life of Time, in cui è lo stesso Cooper a intervenire con le parole di un narratore del proprio tempo, a metà tra la saggezza di Omero e la follia disincantata di Melville, che mescola la propria voce all’intreccio emozionale di note di pianoforte, violini e ottoni.

Ma è già nell’apertura del disco, quella tentacolare composizione che è Dreamt In The Current Of Leafless Winter, sedici minuti di pura estasi musicale, che Wasylyk si fa Caronte delle emozioni. Le note di sax di Angus Fairbairn sono quasi impercettibili, ma lasciano il segno in un’atmosfera sospesa che sembra non cedere mai il passo alla caduta: si resta sospesi in un battito d’ali, come se si stesse attraversando la distesa delle cascate del Niagara nel gelo d’inverno o un paesaggio rurale di una campagna italiana in una mattina di primavera, o anche la nostra anima in pena in attesa di varcare la soglia dell’abisso cercando il perdono eterno. Giunge poi la batteria, quindi la melodia di pianoforte, a suggellare l’attesa e il riverbero di un tempo che non muta, in una stagione senza foglie che non gela affatto l’anima. Lei resta in ascolto, e la immaginiamo volare eterea in cerca della propria identità d’infinito.

La malinconia prende il sopravvento in Years Beneath a Yarrow Moon, con una trama in minore che potrebbe sottolineare una fuga notturna in auto o una scena d’addio tra due amanti, mentre A Confluence si apre a sfumature jazz che ne agevolano l’ascolto, con note di basso che richiamano alla modernità del pop. Più classico invece Dusk Above Delphinium Dew, dove l’accoppiata tra pianoforte e violino agevola l’impatto romantico. Il disco si chiude con Truant in Gossamer, che suggella idealmente la fine del viaggio: arpa e vibrafono accompagnano l’ascoltatore verso il commiato. In conclusione, Hearing The Water Before Seeing The Falls è un viaggio lungo le corde dell’anima sospesa a metà tra realtà e sogno, dove l’aria si fa rarefatta e dove la terra è percepita forse come un nodo dell’anima e nulla più. Un disco inatteso, un disco necessario.

Andrew Wasylyk, HEARING THE WATER BEFORE SEEING THE FALLS, Clay Pipe Music, 2022