La Bulgaria sale per la prima volta sul tetto d’Europa. A Vienna, nella notte della 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest, è DARA a conquistare il microfono di cristallo con “Bangaranga”, brano che ha saputo unire energia pop, impatto scenico e una forza comunicativa immediata. Un risultato storico per il Paese, che firma così la sua prima vittoria nella competizione.

Il verdetto arriva al termine di una finale intensa, attraversata da pronostici ribaltati e da una votazione capace di mantenere alta la tensione fino all’ultimo. Alla vigilia, i favori sembravano orientati soprattutto verso Finlandia e Australia, ma il palco della Wiener Stadthalle ha raccontato un’altra storia: quella di una candidatura capace di crescere voto dopo voto, fino a imporsi sia sulle giurie nazionali sia sul pubblico da casa.

Con 516 punti complessivi, frutto di 204 punti dalle giurie e 312 dal televoto, “Bangaranga” ha messo d’accordo esperti e spettatori, trasformando la corsa bulgara in una vittoria netta. Non solo un successo numerico, ma un’affermazione simbolica: la Bulgaria, tornata in gara dopo alcuni anni di assenza, rientra dalla porta principale e si prende il centro della scena europea.

La forza del brano sta anche nella sua capacità di sembrare immediatamente riconoscibile: un pezzo pensato per il palco, costruito sul ritmo, sulla fisicità della performance e su una presenza scenica che ha saputo intercettare lo spirito più spettacolare dell’Eurovision. “Bangaranga” non è una canzone da ascolto distratto: è un invito al movimento, alla festa, a una forma di pop che punta tutto sull’impatto e sulla memoria istantanea.

Dietro la Bulgaria si piazza Israele, secondo con Noam Bettan e “Michelle”, mentre il terzo posto va alla Romania di Alexandra Căpitănescu con “Choke Me”. L’Australia chiude quarta con Delta Goodrem, una delle artiste più attese della vigilia, mentre l’Italia entra nella top 5 grazie a Sal Da Vinci e alla sua “Per sempre sì”.

Per l’Italia si tratta di un risultato importante. Il quinto posto di Sal Da Vinci conferma la solidità della proposta italiana all’Eurovision e racconta ancora una volta la tenuta internazionale di una certa idea di canzone: melodica, teatrale, sentimentale, ma capace di trovare una sua collocazione anche dentro un contesto dominato da produzioni pop sempre più ibride e spettacolari.

“Per sempre sì” ha portato a Vienna una dimensione profondamente italiana: la centralità della voce, la costruzione emotiva, il gusto per una narrazione amorosa diretta e riconoscibile. In un’edizione segnata da ritmi accesi, performance muscolari e scenografie ad alto impatto, Sal Da Vinci ha scelto la strada della classicità popolare, trasformandola in un punto di forza.

Quella del 2026 sarà ricordata come un’edizione dal forte valore simbolico. Da un lato, la celebrazione dei settant’anni del concorso; dall’altro, una finale segnata anche da tensioni e assenze, con cinque Paesi che hanno scelto di non partecipare in protesta per la presenza di Israele. Un contesto complesso, che non ha impedito alla musica di produrre comunque il suo verdetto più sorprendente.

Alla fine, però, l’immagine che resta è quella di DARA al centro del palco, con la Bulgaria finalmente vincitrice. Una vittoria che scardina le previsioni, apre una nuova pagina nella storia dell’Eurovision e consegna a Sofia l’onore — e la responsabilità — di raccogliere l’eredità della prossima edizione.

L’Eurovision 2026 si chiude così con un messaggio chiaro: anche in un concorso sempre più globale, iperprodotto e attraversato da tensioni esterne, c’è ancora spazio per la sorpresa. E questa volta la sorpresa parla bulgaro, balla su “Bangaranga” e porta il nome di DARA.