Durante il Salone del Libro di Torino, László Krasznahorkai, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2025, ha condiviso le sue riflessioni sul concetto di crisi, definendola non come un errore, ma come una condizione intrinseca all’esistenza umana. “La crisi è uno stato naturale dell’umanità, non è un errore. Noi siamo dentro la crisi. L’evoluzione è una crisi continua”, ha affermato, sottolineando come la pace venga spesso vista come uno stato desiderabile, mentre la crisi viene percepita come un’interruzione di essa.

Nel corso dell’incontro, condotto da Vanni Santoni, Krasznahorkai ha evitato di commentare direttamente la situazione politica ungherese, ma ha lanciato una provocazione: “Se ci sono amanti di Viktor Orban possono uscire”. Questo commento ha suscitato una reazione nella platea, evidenziando la sua posizione critica nei confronti del regime attuale.

Il Nobel ha poi letto un estratto dal suo ultimo libro, ‘La sicurezza della nazione ungherese’, pubblicato da Bompiani, che narra l’amicizia tra un entomologo e un personaggio di nome László. “Racconta di due persone, avrei sempre voluto scrivere libri senza personaggi umani ma non ne sono capace”, ha spiegato. La storia si concentra su una domanda esistenziale posta dallo scrittore all’entomologo riguardo alla forza di vivere, rivelando una profonda riflessione sulla natura umana e sull’amicizia.

Krasznahorkai ha anche parlato del suo percorso letterario, definendo i suoi romanzi successivi a Satantango come tentativi di migliorare il suo lavoro precedente. “Ho continuato a scrivere libri per correggere quelli orribili che li avevano preceduti”, ha dichiarato, evidenziando un senso di insoddisfazione nei confronti della propria produzione letteraria. Ha espresso gratitudine verso il regista Béla Tarr, che ha adattato le sue opere per il grande schermo, affermando che i suoi film hanno corretto gli errori presenti nei suoi libri.

Un tema ricorrente nelle opere di Krasznahorkai è l’idea di un salvatore, che spesso risulta deludente o assente. “Noi umani abbiamo questo problema che consiste nel fatto che quando aspettiamo il Messia non lo stiamo aspettando. In realtà non abbiamo bisogno del profeta ma del falso profeta”, ha riflettuto, offrendo uno spunto di critica sulla nostra ricerca di figure salvifiche.

Infine, Krasznahorkai ha rivelato la sua passione per la musica, sottolineando come questa abbia influenzato il suo stile di scrittura, caratterizzato da frasi lunghe e complesse. “Sono ossessionato dal bello, sono indifeso davanti alla bellezza”, ha concluso, lasciando il pubblico con una profonda riflessione sulla bellezza e sull’arte.