In un mondo dove la parte corretta non esiste, che fatica continuare a sperare.  Arriva su Raiplay il film La rivincita del regista Leo Muscato. Vincenzo e Sabino sono due fratelli che provano a condurre un’esistenza normale. Vincenzo e Maja sono una coppia che conosce il significato della parola “sentimento” dimostrandone il valore reciprocamente ogni giorno. L’esproprio di un terreno e la precaria situazione lavorativa costringeranno Vincenzo a finire nelle mani di delinquenti per diventare padre e provvedere alla sua famiglia. Sabino e Angela un figlio lo hanno già, e le difficoltà palesate non permettono una visione d’insieme del problema. I quattro, sotto pressione, daranno il meglio ribaltando la situazione e dimostrando che ci sono sempre una via d’uscita e un accettabile prezzo da pagare se si vuole stare insieme e nella legalità.

La rivincita è un film necessario, una di quelle testimonianze a metà tra Cechov e il neorealismo che resta nell’immaginario dello spettatore. Girato con un forte impianto teatrale, è la prova che il cinema, in Italia, è ancora in grado di affrontare temi scomodi senza accettazione passiva ma giocando un ruolo attivo dei personaggi. I punti di forza sono l’ottima regia e l’interpretazione pacatamente reattiva del cast, in grado di regalare situazioni commoventi con quella punta d’ironia e una gran voglia di dimostrare quanto sia possibile non cadere in facili soluzioni.

Una vicenda regionale che s’inserisce perfettamente in quel filone del cinema che fa dei “non luoghi” i palcoscenici più adatti a suscitare emozioni. Ne La rivincita si ritrovano tanti spunti di riflessione proposti con la serenità del cinema di Ingmar Bergman o quello di Derek Jarman, dove la vicenda diventa uno spunto di approfondimento.  Sono molte le tematiche, come la maternità, che vengono affrontate e che rendono il prodotto meritevole di rispetto.

LA RIVINCITA (Italia 2020, Drammatico). Regia di Leo Muscato, con Michele Venitucci, Deniz Ozdogan, Sara Putignano, Michele Cipriani.

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Paolo Quaglia

Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.
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