L’edizione 2022 dei David di Donatello rimanda un’immagine del cinema italiano sempre più creativa. L’Oscar del Belpaese ha visto trionfare Paolo Sorrentino con il suo Amarcord partenopeo. E’ stata la mano di Dio ha vinto i premi più importanti come quello per miglior film e regia dimostrando come il regista napoletano sia uno degli autori più poliedrici a livello mondiale. Serata di tributi anche per Freaks Out di Gabriele Mainetti che si è portato a casa, tra gli altri, il riconoscimento come miglior produzione.

La favola ambientata durante l’occupazione ha riscosso il plauso di critica e pubblico segnalando il regista, ancora una volta, come autore di ampio respiro. Il talento di Mainetti nel rischiare soggetti di grosso calibro, già visto in Lo chiamavano Jeeg Robot, non ha nulla da invidiare alle produzioni americane. Freaks Out è una commedia in grado di mescolare con sapienza più generi e garantire quell’intrattenimento che spesso latita in un cinema, quello italiano, dove l’intellettualismo trionfa da anni.

Il premio per la miglior interpretazione femminile va alla giovanissima Swamy Rotolo per A Chiara di Jonas Carpigano. L’attrice rappresenta una generazione di attori capaci di esaltare film indipendenti facendone dei veri e propri gioiellini. Premiato anche Ennio di Giuseppe Tornatore. Il regista ha confezionato un tributo su pellicola per il maestro Morricone che spazia tra la memoria e il ricordo, emozionando attraverso musica e pensiero.

Teresa Saponangelo straordinaria mamma di Fabio nel film di Sorrentino vince un David per la sua capacità di dar corpo a una donna capace d’ironia e comprensione. Nel post pandemia il cinema prova a ripartire puntando sulle idee e sul talento di addetti ai lavori sempre meno aiutati dalle maestranze. L’obbligo di tenere le mascherine in sala, dicono gli esercenti, limita la vendita di biglietti e il fatto che l’Italia sia rimasta l’unico paese pone questioni irrisolte.

Cinema ancora vivo quindi, nonostante il recente passato, che riesce sempre a reinventarsi grazie ai suoi alfieri, come Sorrentino, ma anche a quei registi, come Carpignano, sempre in trincea per realizzare film di grande spessore. In ultima analisi va data una menzione speciale alla Rai per una delle dirette più noiose di tutti i tempi che non rende certo onore alla settima arte.

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Paolo Quaglia

Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.
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