Fino al 2 agosto 2023, la Fondazione Rovati di Milano ospita la mostra ‘Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso’, curata da Salvatore Settis. L’esposizione si concentra su un gesto emblematico: le braccia gettate all’indietro e il corpo spezzato dal dolore, simbolo di disperazione che attraversa la storia dell’arte.

Il fulcro della mostra è un sarcofago romano del II secolo d.C., esposto per la prima volta al pubblico, che rappresenta la morte di Meleagro. Questo reperto archeologico funge da punto di partenza per un’analisi più ampia sulla sopravvivenza delle immagini delle emozioni nella cultura occidentale. La disperazione, che ha le sue radici nell’arte classica, è scomparsa per quasi un millennio, per poi riemergere tra il Duecento e il Trecento grazie a artisti come Nicola Pisano e Giotto.

Il percorso espositivo segue la ‘biografia’ del dolore, considerato non solo come un motivo iconografico, ma come una forma emotiva che riaffiora nei momenti di violenza e lutto. Aby Warburg, nel 1901, aveva già intuito l’importanza di questi sarcofagi nella memoria figurativa europea, riconoscendo in essi una matrice decisiva.

Durante la presentazione, Settis ha collegato il gesto di disperazione alle guerre contemporanee, affermando che “tutti dovremmo stare messi in questa posizione per quello che ci succede attorno”. Questo passaggio trasforma l’esperienza individuale della morte di un eroe mitologico in un’immagine collettiva, rappresentando una postura dell’umanità di fronte alla tragedia.

Nella sala dedicata a Guernica di Pablo Picasso, il legame tra il linguaggio del mito e quello delle guerre moderne diventa evidente. La mostra suggerisce una riflessione radicale: le immagini non appartengono solo al passato, ma ritornano perché continuano a contenere esperienze umane che si ripetono nel tempo.

Di Michele Ruffini

Curioso e attento ai legami tra cultura, società e immaginario contemporaneo, esplora musica, cinema, libri e nuovi scenari creativi, per cogliere il valore delle opere dentro il tempo in cui nascono.