Istrionico, maniacale, ossessivo, unico. Sono solo alcuni degli aggettivi con cui si è soliti descrivere una figura come quella di Vittorio Gassman. Attore estremamente versatile, il mattatore per eccellenza dello spettacolo italiano, capace di rasentare la perfezione con uno stile inimitabile ma di soffrire probabilmente per l’eccessiva autoreferenzialità di una figura tanto ingombrante in una scena come quella italiana spesso troppo provinciale. Nato come attore di teatro, scopertosi interprete leggero al cinema per una carriera che non avrebbe mai conosciuto declino, Gassman ha dipinto con i suoi personaggi le caricature dell’italiano medio, sbruffone, arrivista, qualunquista, ma non solo. Soprattutto in età matura, chiusa la stagione delle commedie con cui ha deliziato gli spettatori nei favolosi anni ’60, ha regalato interpretazioni di più alto livello che lo hanno visto cimentarsi con la letteratura (“Profumo di donna” è tratto da un romanzo di Giovanni Arpino) e circondarsi dei più grandi registi del Novecento, da Mario Monicelli a Dino Risi, a Ettore Scola.

Raccogliere in un solo articolo la sua sterminata produzione cinematografica è assai complesso. Di seguito ci limitiamo a ricordare i suoi film più famosi, quelli grazie ai quali nell’immaginario collettivo le sue maschere restano ancora oggi.

1. La grande guerra (Regia di Mario Monicelli, 1959)

Affresco melodrammatico antimilitarista diretto da Mario Monicelli che racconta le miserie dei soldati italiani al Fronte durante la Prima Guerra Mondiale. Un capolavoro del neorealismo post-rosselliniano in cui Gassman fa coppia con Alberto Sordi. Il milanese Giovanni Busacca e il romano Oreste Jacovacci sono due figure grette e meschine ma capaci di un ultimo atto di dignità che li consegna alla storia più vera, quella minima. Espressioni di un’Italia colpita al cuore da un conflitto che cancellò i sogni di una generazione. Nel cast una indimenticabile Silvana Mangano. Il film vinse il Leone d’Oro a Venezia e ebbe una nomination agli Oscar, mentre Gassman e Sordi conquistarono ex-aequo il David di Donatello come migliori attori.

 

2. Il sorpasso (Regia di Dino Risi, 1962)

È il film per eccellenza dell’Italia degli anni ’60. Con Ettore Scola e Ruggero Maccari, coautori della sceneggiatura, Dino Risi dirige una commedia amara che mostra le contraddizioni dell’epoca d’oro del boom italiano attraverso le vicende di due personaggi agli antipodi: Gassman interpreta Bruno, spaccone e arrivista, mentre Jean-Louis Trintignant è Roberto, studente complessato e timido. Alla vigilia di Ferragosto, i due si conoscono per caso e intrecciano i loro opposti destini. L’interpretazione di Bruno valse a Gassman il David di Donatello e il Nastro d’Argento come miglior attore protagonista.

 

3. I soliti ignoti (Regia di Mario Monicelli, 1958)

Storia corale diretta da Mario Monicelli (con lui alla sceneggiatura Age & Scarpelli e Suso Cecchi D’Amico) sulle vicende di un gruppo di ladruncoli senza pretese che cerca di fare il colpo della vita. Gli esiti saranno tragicomici. Gassman è Peppe “Er Pantera”, pugile suonato nullafacente. Nel cast anche Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Claudia Cardinale e Tiberio Murgia, oltre a Totò protagonista di un indimenticabile cameo. Il film ebbe una nomination all’Oscar e Gassman conquistò il Nastro d’Argento come miglior attore protagonista.

 

4. Profumo di donna (Regia di Dino Risi, 1974)

Una vicenda di tristezza e solitudine tratta dal romanzo “Il buio e il miele” di Giovanni Arpino. Dino Risi dirige Gassman nell’interpretazione del capitano in pensione Fausto, rimasto cieco e monco alla mano sinistra per via di un incidente, che da Torino raggiunge a Napoli il suo amico e compagno di sventura Vincenzo, anch’egli disabile, con l’obiettivo di portare a termine il loro suicidio. Nel viaggio Fausto è accompagnato dal giovane attendente Giovanni, interpretato da Alessandro Momo, che sarebbe morto qualche mese dopo a causa di un incidente in moto. Personaggio fondamentale del film è la giovane Sara (Agostina Belli) grazie alla quale Fausto guarderà alla vita in modo diverso. Film struggente, che valse a Gassman diversi riconoscimenti tra cui quello di miglior attore a Cannes, il Nastro d’Argento e il David di Donatello. Il film fu candidato agli Oscar e Risi conquistò la miglior regia al David di Donatello.

 

5. C’eravamo tanto amati (Regia di Ettore Scola, 1974)

Considerato il capolavoro del regista Ettore Scola, il film è un inarrivabile affresco generazionale che, attraverso le vicende private di un gruppo di amici, regala un affresco di storia italiana dal dopoguerra alla metà degli anni ’70. Gassman interpreta Gianni Perego, giovane di belle speranze che dopo l’idealismo della Resistenza, si lascia attraversare dalla voglia di emergere e abbraccia tutti i possibili compromessi che lo trasformeranno in un uomo diverso e arrabbiato con la vita. Nel cast Nino Manfredi, Stefania Sandrelli, Stefano Satta Flores, Giovanna Ralli e Aldo Fabrizi. La pellicola venne premiata con il francese César come miglior film straniero. Per la sua interpretazione, Gassman conquistò un Globo d’oro.

 

6. L’armata Brancaleone (Regia di Mario Monicelli, 1966)

Le vicende di una strampalata armata nell’Italia del Medioevo. Un film geniale, goliardico e comico insieme, che con uno stile volutamente maccheronico prende in giro le opere della letteratura picaresca e omaggia in modo del tutto originale Il cavaliere inesistente di Italo Calvino. Nei panni del protagonista, Gassman gigioneggia da par suo, sorretto da un cast di spessore che comprende anzitutto Gian Maria Volontè, qui al suo primo ruolo leggero dopo anni di western, e poi Catherine Spaak, Enrico Maria Salerno, Maria Grazia Buccella e Carlo Pisacane. La pellicola fu una scommessa vinta per il produttore Mario Cecchi Gori, inizialmente restìo a realizzare un film in cui i dialoghi erano in una lingua volgare tutta inventata.    

 

7. La famiglia (Regia di Ettore Scola, 1987)

La storia di una famiglia borghese italiana nei primi 80 anni del Novecento che coincidono con quelli di vita del capostipite Carlo, interpretato da Gassman. Un film corale, forse un po’ lento considerando che le riprese si svolgono sempre nella stessa casa, che vede tra gli interpreti anche Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Sergio Castellitto, Massimo Dapporto, Ottavia Piccolo, Carlo Dapporto, Ricky Tognazzi e Philippe Noiret. La pellicola fu candidata all’Oscar come miglior film straniero e venne premiata con il David e il Nastro d’Argento. Gassman conquistò il premio come miglior attore ai David.

 

8. In nome del popolo italiano (Regia di Dino Risi, 1971)

Mariano Bonifazi, giudice istruttore severo e onesto, mette i bastoni tra le ruote a Lorenzo Santenocito, un imprenditore arrogante e senza scrupolo alcuno. Un film complesso, girato vent’anni prima di Tangentopoli, che indaga sul potere della magistratura e su etica e morale in una società italiana lontana dalle illusioni del boom postbellico. Vittorio Gassman è perfetto nella sua interpretazione di Santonocito, così come Ugo Tognazzi – sua spalla in tante farse, una su tutte I Mostri – qui nell’insolito ruolo del giudice fustigatore. Una pellicola ingiustamente poco popolare, che avrebbe meritato maggiore fortuna.

 

9. Riso amaro (Regia di Giuseppe De Santis, 1949)

Le vicende di un gruppo di mondine piemontesi nell’immediato dopoguerra nel primo film neorealista di successo. Gassman interpreta Walter, pregiudicato braccato dalla polizia. Nel cast Silvana Mangano, Raf Vallone, Checco Rissone e Doris Dowling.

 

10. Kean genio e sregolatezza (Regia di Vittorio Gassman, 1956)

Gassman porta sullo schermo l’opera teatrale di Alexandre Dumas padre che aveva già interpretato a teatro. La pellicola è tagliata su misura per lui, che incarna l’attore inglese dalla vita sregolata con una innata naturalezza. Nel cast anche Eleonora Rossi Drago e Anna Maria Ferrero.

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Luigi Caputo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...
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