Marco Marsullo confeziona per Feltrinelli un romanzo piacevole e ricco di humour, con riflessioni acute sulle paure di chi non vuole o non sa come legarsi per sempre  

L’amore è composto da un’unica anima che abita due corpi”. Chissà se lo direbbe ancora Aristotele conoscendo Cesare, maestro elementare giovane ma non più ragazzo, in quella fascia di età che per Dante era considerata il mezzo del cammino, e in cui oggi essere single inizia ad essere quasi una malattia, soprattutto se gli amici storici sono tutti felicemente accasati. Ma sono proprio loro, con le continue situazioni vissute ai limiti del paradosso che coinvolgono mogli e figli, a spaventarlo e a confonderlo. Sì, perché Cesare comincia ad avere paura di restare single. Certo, di occasioni per trovare la donna della sua vita ne ha avute tante, e tante sono state le volte in cui, parlando con gli amici della ragazza che stava frequentando, si è lasciato scappare una frase – “Questa è davvero quella giusta!” – della quale si è inevitabilmente pentito pochi giorni dopo. Stavolta però sembra essere diverso. Complice il matrimonio di Sandro e la sfida che l’amico gli lancia, scrivendo un “+1” sull’invito, Cesare decide di impegnarsi affinché questa volta riesca a portare a termine la sua missione.

Con lo stile che gli è congeniale, tra una battuta e una riflessione malinconica, Marco Marsullo torna alla narrativa con un romanzo “Tutte le volte che mi sono innamorato”. Nel romanzo, edito da Feltrinelli, lo scrittore napoletano raccoglie il punto di vista maschile sulle relazioni affettive e sul legame che in esse si racchiude, a volte troppo latente per esplodere, a volte troppo sbandierato per conservare quella integrità e quella freschezza che tutti auspicherebbero. Ne emerge una storia leggera ma non banale, la cui esposizione si snoda lungo pagine che sembrano sequenze di un film, una commedia agrodolce sul sapore strano della vita. Piacevole la lettura, grazie alla coralità dei personaggi, che hanno la capacità di funzionare quando sono in gruppo ma anche singolarmente, attraverso le distinte sfaccettature che l’autore coglie nel tratteggiare i profili di ciascuno: non solo Cesare, protagonista e io narrante nonché donnaiolo impenitente che ormai non sa più che farsene della libertà, e Sandro, l’amico prossimo alle nozze dopo un fidanzamento lungo due lustri. Ma anche Lucio, Mariano e Gabriele, uomini sposati con un’identità e un pensiero non sempre costante sulla vita e influenzato dall’essere o meno in compagnia delle proprie metà. E soprattutto Silvia, la collega di Cesare ormai vicina alla pensione, a cui il protagonista guarda con disincanto e ammirazione per il suo lungo matrimonio cercando di cogliere i segreti più reconditi di un’unione lunga e perfetta nella propria semplicità.

Scritto da un uomo, il romanzo non ha però una trama maschilista, in quanto, pur dipingendo a tinte tragicomiche i quadri di donna che allietano le serate di Cesare, non si pone in sua assoluta difesa o in totale misogina critica dell’universo femminile. Tutt’altro. In effetti, se si decide di stare insieme si decide in due, non può essere una scelta dettata solo dall’orologio biologico di una metà della mela. Non a caso, ironia e lucidità la fanno da padrone, in pagine che regalano buonumore e meraviglia, commozione e sorrisi, per una storia della porta accanto che ci auguriamo possa trovar presto una sua declinazione cinematografica.

“Due persone che ancora devono innamorarsi sono soltanto due sconosciuti, e lo restano anche per tutto il tempo che viene dopo, anche quando, poi, si innamorano. L’amore non ti guarisce dalla solitudine. Dietro questo sentimento caotico c’è una strana convinzione, un’idea che riscalda: quella che quando ami e vieni amato sai chi hai accanto, lo conosci al punto da essere al sicuro. La conoscenza però non la regala l’amore, è qualcosa che si costruisce con l’attenzione, il tempo, la costanza, tutte cose che poco hanno a che fare con la passione iniziale.
Gli sconosciuti sono mine sensibili che esplodono quando entrano in contatto, aderiscono agli angoli più bui, quelli non esplorati, con un botto violentissimo. Uno sconosciuto può davvero diventare tutto il resto? Può uno sconosciuto diventare te stesso?”

Marco Marsullo, TUTTE LE VOLTE CHE MI SONO INNAMORATO, 256 pagine, Feltrinelli, 2022.  

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Luigi Caputo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...
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