Il 15 giugno di quest’anno Alberto Sordi festeggerà il suo primo secolo. Artista poliedrico e talentuoso, è passato attraverso tutto il Novecento lasciando una testimonianza definitiva di cosa voglia di essere italiani e di quanto ingegno e creatività siano ancora alla base del tessuto sociale nel Belpaese. Una rappresentazione d’intuito e cialtroneria che è diventato lo spettacolo d’arte varia più grande che qualsiasi popolazione abbia mai saputo creare. Scrivere altro su un personaggio così sviscerato sarebbe superfluo, proporre il suo lavoro è l’unica cosa fattibile, il tutto al fine di far incuriosire chi non ha mai approfondito i suoi molti film.

Senza fare la storia della sua vita, andremo ad approfondire la parentesi da regista della carriera di Sordi suggerendo una ideale classifica di alcuni dei diciannove film da lui diretti. Lungometraggi scritti perlopiù con il suo collaboratore e amico Rodolfo Sonego, possono essere definiti un gruppo di riflessioni sull’evoluzione sociale dell’Italia negli anni. Attraverso la celluloide, il duo Sonego e Sordi ha inquadrato usi e costumi di un paese, dalla seconda metà degli anni sessanta – il primo film di Alberto in veste di regista, Fumo di Londra, è del 1966 – fino alla fine del secolo scorso. Evoluzioni di una nazione che si è adeguata al progresso, mantenendo salde le peculiarità di quel popolo capace di inventarsi il rinascimento. Un cinema garbato, proposto e privo di qualsiasi elemento definitivo. Nei film di Sordi non esistono prese di posizioni assolute, non si parla di totalmente buono, come di cattivo senza prova d’appello ma  si lavora sulle sfumature di cui è fatta la vita. Una visione umanista e onesta intellettualmente che potrebbe sembrare qualunquista, se osservata in maniera superficiale, ma profondamente compassionevole verso pregi e difetti dell’animo umano.  Pensando all’Italia viene in mente la battuta di un vecchio film “viviamo da sempre come in un film di Alberto Sordi”.

 

1. Le vacanze intelligenti (ultimo episodio di Dove vai in vacanza (1978)

Remo Proietti e la moglie Augusta partono per un itinerario di vacanze preparato dai figli allo scopo di accrescere la loro cultura. Tra concerti improponibili e la visita a una biennale fatta di opere incomprensibili la coppia riflette sulla necessità di obbedire alla prole. Quest’ultimo episodio di Dove vai in vacanza rappresenta un film, altrimenti mediocre, e sintetizza il genio di Sordi. Sonego e il regista riescono a inquadrare tutta quella finta cultura che impone di fingere entusiasmo davanti all’arte modera, ascoltare musica incomprensibile o sorbirsi visite interminabili e noiose di qualsiasi cosa abbia un supposto valore per chi fa mostra di snobismo. Se la società raccontata è quella del 1978 le affinità con il 21esimo secolo sono facilmente intuibili. Marito e moglie dimostrano tolleranza e amore nei confronti dei figli quasi a voler scusare la loro giovane età. Rientrati al loro chiosco di ortofrutta sono pronti ad affrontare un nuovo anno di lavoro con la capacità di sorridere perfino dei nuovi mobili con cui i ragazzi hanno riarredato la loro camera. Episodio fatto da mille intuizioni, tra le quali non si può evitare di menzionare la moglie di Remo scambiata per un’installazione d’arte moderna alla biennale di Venezia.

 

2. Il tassinaro (1982)

Erroneamente considerato dalla critica un film minore di Sordi, racchiude in sè tutte le peculiarità sane di una famiglia italiana. Il tassista Pietro Marchetti vive appena fuori Roma con la moglie, il suocero e un figlio laureando. Ogni giorno si reca al lavoro nella capitale testimone di mille storie di vita. Attraverso una serie di capisaldi della tradizione italiana, il regista mette in scena la sua personalissima interpretazione di famiglia e lavoro. Un film che osserva le nuove generazioni, ma mantiene un rigoroso rispetto per le tradizioni passate. Interessante sguardo sul Belpaese agli inizi degli anni 80, con riflessioni profondamente semplici sulla direzione che aveva preso l’Italia in ambito sociale. Come sempre Sordi si dimostra acuto osservatore abilissimo a stanare tutte le contraddizioni che il pensiero unico porta con sé. Interessante il cameo di Giulio Andreotti, nel ruolo di se stesso, che riflette sulla situazione del lavoro e dei giovani intolleranti ad alcune tipologie di mestieri.

 

3. Amore mio aiutami (1969)

Coppia affiatata e moderna, è messa alla prova quando la moglie s’innamora di un altro uomo. Affiancato da Monica Vitti, Sordi confeziona una commedia amara sulla condizione della coppia a fine anni settanta. Il desiderio di modernità e la convivenza “civile e democratica” nascondono ancora retaggi di epoche passate. Diverte  molto lo straordinario affiatamento dei due protagonisti e per una sceneggiatura in cui ritrovarsi.  L’analisi psicologica dei personaggi è come sempre molto sottile e umana. Si ride sulle contraddizioni del marito, che sono quelle di tutti, e sulle scelte che la coppia dovrà affrontare chiedendosi se valga la pena  sprecare così tanta energia. Straordinaria la scena in spiaggia dove un Sordi (evoluto) perderà ogni tipo di aplomb.

 

4. Il comune senso del pudore (1976)

Film a episodi, come si usava fare in quel periodo storico, rappresenta una riflessione sull’invasione progressiva dell’erotismo nella società. Attraverso cinema e editoria i costumi degli italiani sono sovvertiti facendo cambiare tradizioni e comportamenti e liberando quegli istinti che fino a qualche anno prima erano rimasti sopiti. Troviamo Sordi nel primo episodio intento a portare la moglie al cinema per vedere uno di quei film “moderni” che avevano preso piede in Italia. I due coniugi, inizialmente incuriositi, avranno delle soprese. Ritratto intelligente di uno scontro generazionale gestito a regola d’arte dai media: se una censura totale è sbagliata produrre film o letteratura avendo come base il sesso lo è altrettanto.

 

5. Un italiano in America (1967)

Il film è una commedia satirica interpretata da Vittorio De Sica, oltre che dallo stesso Sordi. Uno squattrinato cialtrone italiano residente negli Usa accetta di coinvolgere il figlio, un benzinaio romano, in una sorta d’incontro davanti alle telecamere di un emittente per racimolare dei soldi. Inizialmente entusiasta all’idea di rivedere il vecchio padre, Giuseppe (Sordi) si accorgerà delle reali intenzioni del genitore che, dopo aver speso tutti soldi, lo coinvolgerà in un viaggio attraverso l’America alla ricerca di un’improbabile eredità. Esame sul potere che i media stavano acquisendo man mano e sulla tendenza delle persone a far merce delle loro emozioni. Alla fine degli anni sessanta il regista e lo sceneggiatore mostrano in che direzione sarebbe andato il mondo nei successivi decenni. Il tono lieve e la coppia di attori fanno il resto.