Milena Vukotic, Pino Micol e Gianluca Ferrato raccolgono applausi nell’adattamento per la regia di Geppy Gleijeses 

Il confine tra vero e verosimile è labile, e spesso si interseca con la fragilità, quel sentimento di cui si prende gioco la credulità per insinuarsi tra le pieghe più nascoste dell’animo umano. Luigi Pirandello ne è stato profondo conoscitore, portando all’attenzione pubblica, e soprattutto vestendole d’arte, angosce e smarrimenti che sono comuni alle creature mortali ma che ciascuno gestisce – e spesso subisce – a proprio modo. Così è (se vi pare) è la summa della poetica pirandelliana. Un dramma dalla dirompente modernità, che a distanza di oltre un secolo dalla sua prima messa in scena, datata 1917, continua a offrirsi allo spettatore per pungolarlo, istigandolo sapientemente sulla via del dubbio e della riflessione.

Così è stato anche per la rappresentazione a cui abbiamo assistito, che si è svolta a Cosenza, come tappa della rassegna L’altro Teatro in un Rendano gremito in ogni ordine di posti, piacevole luce in un piovoso pomeriggio domenicale di fine febbraio. Un adattamento, quello di Gitiesse Artisti Riuniti, che la sapiente mano di regia di Geppy Gleijeses ha saputo guidare unendo tradizione e modernità, grazie al mantenimento di uno schema teatrale classico (aggettivo ancorché scivoloso quando si parla di Pirandello, che in effetti classico non lo è mai stato) impreziosito da elementi di contemporaneità che non ne hanno scalfito affatto la preziosa gemmatura, e da un cast di altissimo livello, condotto da colonne del palcoscenico del calibro di Milena Vukotic, Pino Micol e Gianluca Ferrato

Lo spunto della trama è presto detto. Una cittadina di provincia alle prese con una novità destinata a ravvivare la noia sonnacchiosa del quotidiano. L’arrivo, proveniente da un paesino della Marsica distrutto da un recente terremoto, del nuovo segretario di Prefettura, il signor Ponza, con la moglie e la suocera, la signora Frola. Fin qui nulla di nuovo, se non che Ponza e Frola si frequentano e si fanno vedere in pubblico, ma nessuno ha mai visto la moglie del segretario, che è anche figlia della signora Frola, la quale si reca ogni giorno a casa della figlia e del genero, senza però mai entrare, ma limitandosi a colloquiare con una figura femminile affacciata alla finestra. Una situazione alquanto bizzarra, che la morbosa curiosità di alcuni residenti rende ancor più grottesca. Il perno della vicenda si svolge a casa del consigliere Agazzi, animato dall’intenzione di voler chiarire la vicenda fino a sollecitare finanche l’intervento del prefetto. Agazzi è spalleggiato nel suo intento da parenti e amici, ma viene deriso dal cognato Laudisi, contrario al fiume di curiosità scaturito attorno a una vicenda privata, ma soprattutto ostinato nel sostenere che nel pretendere di conoscere la verità si sia sempre deficitari di una componente fondamentale. La verità non è mai assoluta, perché si rivela sempre diversa a seconda di chi la invoca. E in effetti nella vicenda Ponza-Frola due sono le verità possibili, sostenute dai diretti interessati ed entrambe plausibili. Da un lato la verità del signor Ponza, secondo il quale a esser pazza sarebbe la suocera, convinta di parlare con la figlia che in realtà sarebbe deceduta quattro anni prima, mentre in casa vive con lui la seconda moglie. Dall’altro, la verità della signora Frola, che sarebbe stata costretta ad assecondare la follia del genero, da cui la moglie era stata allontanata per limitare le eccessive attenzioni del marito, il quale non aveva più riconosciuto la consorte costringendo i familiari a inscenare un nuovo matrimonio. Nemmeno mettere a confronto pubblico i due servirà a dipanare la matassa, e neanche convocare la donna che abita in casa con il segretario di Prefettura. Una sconfitta per i fautori della Verità assoluta e una conferma per gli scettici alla Laudisi, secondo i quali alla favola della Verità si contrappone un insieme infinito delle sue varianti, ciascuna con diritto di cittadinanza e a suo modo enigmatica e assolutamente confutabile come le immagini dei protagonisti riflesse dai diversi specchi che compongono la scena. Condite di realismo ma non di unicità, e dilatate nella morbosa quanto puerile corsa sfrenata a rincorrere ancora una volta quell’ideale di Vero ben sapendo che rischierà di sfuggire di mano appena qualcuno si illuderà di averlo in pugno. 

In equilibrio tra la commedia della curiosità e il dramma ignoto, Così è se vi pare regala allo spettatore un totale e assoluto senso di precarietà, abilmente sottolineato dalle note inquiete della partitura composta da Teho Teardo. La vicenda del signor Ponza e della signora Frola, e con loro quella di Lina, moglie del primo e figlia della seconda, stimola, interroga, smuove, sollecita, scuote, in un contesto che via via tende a trasformare il salotto di casa Agazzi in un’aula di tribunale. Qui si celebra un processo pubblico dove gli imputati sono i più lontani, gli stranieri, i diversi, destinati sin da subito ad essere additati con diffidenza dalla comunità che dovrebbe solo limitarsi ad accoglierli ma che invece, non conoscendoli, ha già deciso, indirettamente, di condannarli. In questo, il monito di Pirandello è talmente potente da superare i limiti temporali di una realtà vecchia di oltre un secolo, che oggi si ritrova imbrigliata da un mondo nel quale sono le stesse notizie d’attualità a viaggiare sulle frequenze dell’incertezza. Gossip e fake news rappresentano il pane quotidiano per chi, non avendo cura di approfondire dettagli e particolari, si lascia irretire dal primo rigurgito di scandalo. E rappresentare il chiacchiericcio del ‘si dice’ per mezzo di piccoli rumorosi ologrammi in cui si sono trasformati i personaggi di contorno della vicenda è un artificio teatrale che colpisce in pieno e per il quale il merito va tutto alla videoart di Michelangelo Bastiani

Espressiva e potente la prova recitativa dell’intero cast, con in testa Milena Vukotic, efficacissima nel restituire allo spettatore la figura dolente della signora Frola, avvolta nella propria tragica maschera che trasuda totale dignità. Stesso dicasi per Gianluca Ferrato, che si cala con alta vocazione professionale nei panni del signor Ponza riuscendo abilmente a mutare aspetto e comportamento a seconda dell’interlocutore con cui il personaggio arriva di volta in volta a relazionarsi. Arguto e vibrante Pino Micol, che confeziona un Laudisi vestito di buonsenso e riscatto verso il complottismo di chi ha intorno, mostrando provocatoriamente le crepe di supposizioni figlie solo del pregiudizio e incarnando così appieno la visione pirandelliana del cannocchiale rovesciato (geniale intuizione del critico Giovanni Macchia) attraverso cui vedere “le cose più vicine, vissute, torturanti”, per riuscire a leggerle sotto un’ottica diversa e, forse, meno soggettiva. Di ottimo livello anche gli altri attori, abili a condurre il ritmo della recitazione regalando la giusta dose di brio e verve e così bilanciando opportunamente i registri in minore dei protagonisti.

COSI’ E’ (SE VI PARE). DLuigi Pirandello. Con Milena Vukotic, Pino Micol, Gianluca Ferrato, Luchino Giordana, Marco Prosperini, Maria Rosaria Carli, Giorgia Conteduca, Antonio Sarasso, Dacia D’Acunto, Walter Cerrotta, Vicky Catalano, Giulia Paoletti. Regia di Geppy Gleijeses. Videoartist Michelangelo Bastiani. Scene di Roberto Crea. Costumi di Chiara Donato. Musiche di Teho Teardo. Light designer Francesco Grieco. Aiuto regia Giovanna Bozzolo. Produzione Gitiesse Artisti Riuniti.

          

 

Di Luigi Caputo

Idealista e visionario, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...