Qualcuno mi ha detto / che certo le mie poesie / non cambieranno il mondo. // Io rispondo che certo sì / le mie poesie / non cambieranno il mondo”, esordiva così nel 1974 Patrizia Cavalli, voce tra le più significative, e pop, della nostra poesia contemporanea, e stessa stratificata semplicità, stessa fierezza, stesso ‘esisto e non m’arrendo’ ci sembra di sentire nel nuovo disco di Vincenzo Incenzo: #Pace. Un disco che è insieme summa e nuovo inizio, bilancio e manifesto di un’esperienza umana e di un’autorialità che guarda alla musica, al fare musica, come a una missione: uno stare al mondo, critico e politico, etico, cioè, nel senso più profondo e pieno del termine, secondo una tradizione cantautoriale che ha però il sapore dell’inedito, oggi che la canzone sembra diventata mero oggetto di consumo, prodotto a breve, brevissima scadenza senza più slancio né respiro davvero artistico.

Quarto lavoro in studio e quinto capitolo di una discografia che ha la statura del corpus (dal Credo d’esordio del 2018 fino al live Comizi d’amore del 2023, Incenzo ha costruito e sta costruendo a ben ascoltarlo un’unica grande opera, certo diversificata e poliedrica, ma organica, un polittico in musica e parole che ha come protagonista quell’io che è al tempo stesso l’autore e noi tutti alle prese col mondo e le sue sfide, le sue storture, secondo una narrativa coerente che alla semplice illustrazione preferisce lo scavo), questo #Pace gioca sin dal titolo con la contemporaneità più corriva, prestandole il fianco fingendosene fedele e sodale per comprenderla e superarla: in un tempo in cui la grandezza si misura coi follower, la bellezza si valuta in click, un tempo in cui le parole si svuotano sempre di più della loro forza performativa, ridotte sulla rete e tra le labbra a sterili slogan per moda o per tendenza, l’# inchioda la pace, la fissa e l’incolla nella mente dell’ascoltatore – diventi virale, ecco, perché torni reale.

È questo in fondo l’appello che fa Incenzo, questa la speranza che declina in tinte e suoni, con nomi e con tratti ogni volta diversi in tutte le tracce che compongono il disco: dall’Intro (un recitativo che stupisce tanto per ironia nella forma quanto per tragico lirismo nel testo: “Piedi calzati di sangue attraversano la linea”) all’ispirata autobiografia di Rimanere (“Sono stato nel vento / sulla schiena di un fiore, / nelle vite degli altri / col vestito migliore”), dal militante romanticismo de Il nostro amore e La bellezza al tagliente up-tempo di Bene così (“Ci hanno sigillato i sogni / con una fiaba ossidrica, / ci hanno convinti di una guerra giusta / e di ogni nostra lacrima”) il disco evoca e insieme connota storie e ambientazioni, popolandosi via via di vite e di figure tutte accomunate da un senso di resistenza, di fragile epperò inossidabile volontà di esistere.

Storie, figure, resistenza – ecco, ci vengono spontanee le parole forse proprio chiave di questo #Pace, un disco-racconto, in effetti, anche, un concept, com’è da sempre nello stile di Incenzo, che brano dopo brano scruta e squadra spaccati di vita, mescolando lirismo e narrazione, tra introspezione e vero story-telling. Non è un caso, allora, se nel disco ricorrono persino nomi propri, protagonisti e insieme simboli di guerre subite e paci anelate. E non è un caso nemmeno che a chiudere il racconto ci sia un brano come Gli ultimi della Terra, quasi epillio in musica che, tra dedica e denuncia, cronaca e preghiera, dà l’ultima mandata e al contempo dissalda i cardini di quel # : “E non basterà / l’odio dei colpevoli, / e non basterà / l’impunità dei responsabili, / e non basterà / l’omertà dei complici / a strozzare il canto / che si leverà / dai salici”.

È questo in fondo l’appello di Incenzo, questa la speranza che canta, si diceva poco fa: e sarà forse speranza bambina, la si apostrofi se si vuole speranza d’ingenuo, ma si ricordi che ‘ingenuo’ è anche senza catene: che ‘speranza’ è anche slancio, meta cui tendere – né utopia né illusione, ma gesto concreto, scelta di vita. Di sguardo: se una poesia, un disco, una canzone cambino il mondo non importa, importa che il mondo possa cambiare.

#PACE, Vincenzo Incenzo, Verbamanent distributed by ADA Music Italy, 2024.