Domenica 3 Aprile a Roma, presso Zeugma, incontro con due poeti: l’ucraino Yurij Tarnavs’kyj e il russo Sergej Gandlevskij. Parteciperanno anche Lorenzo Pompeo e Claudia Scandura

Un testimonianza di pace attraverso la poesia. Zeugma – Casa della poesia di Roma apre le porte per una serata all’insegna dell’incontro e della condivisione, ospitando due delle voci più significative della poesia contemporanea europea: l’ucraino Yurij Tarnavs’kyj e il russo Sergej Gandlevskij.

In un momento storico drammatico, in cui il conflitto, la morte e la confusione mediatica occupano lo spazio del confronto, in cui i pregi della diplomazia passano inosservati, la poesia, così lontana dalla retorica e da ogni forma di ideologia, non può che offrire il suo minimo contributo: l’esclusivo e mai negoziabile valore del contatto e dell’ascolto.

Due voci, due storie, due tradizioni, umane e poetiche, diverse eppure sensibilmente vicine, s’incontrano e s’intrecciano a testimoniare la potenza e la fertilità della parola.

L’incontro, che vedrà la partecipazione dei due poeti in collegamento, è concepito anche come occasione per conoscere alcune tra le pagine migliori della letteratura contemporanea russa e ucraina. Un reading, questo, che pur nella sua semplicità, nella consapevolezza chiara del suo valore simbolico, condanna fermamente ogni forma di aggressione. Una serata per ricordare, ad alta voce, che l’alternativa alla distruzione è possibile solo attraverso il confronto e l’attenzione verso l’altro.

Ad introdurre le letture saranno gli slavisti Lorenzo Pompeo e Claudia Scandura, traduttori, rispettivamente, di Tarnavs’kyj (La vita in città, Elliot, 2021) e Gandlevskij (La ruggine e il giallo. Poesie 1980-2011, Gattomerlino, 2012; NRZB, Elliot, 2020).

 

Zeugma – Casa della poesia di Roma

Via Giulio Rocco, 22 – 00154 (RM)

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

Per info. e prenotazioni: zeugmacasadellapoesia@gmail.com

 

Lo spazio

Zeugma – Casa della poesia di Roma è centro culturale e luogo di aggregazione, animato dal desiderio di essere il punto di contatto fra la città di Roma e quella della poesia. Uno spazio aperto che indaga e propone, nelle sue infinite forme, l’alleanza inquieta fra terra, poesia e chi le abita. Da un’idea del poeta e regista teatrale Alessandro Anil (1990), con la collaborazione dei poeti Stefano Bottero (1994) e Sacha Piersanti (1993) e il sostegno dell’associazione culturale romana “L’Occhio Parlante” e il sinologo Carlo Laurenti.

 

Gli ospiti

Yurij Tarnavs’kyj è nato a Turka nel 1934, piccolo centro nei Carpazi ucraini, attualmente a pochi chilometri dal confine polacco. Nel 1944 perde la madre per un tumore e il padre, che si era arruolato nell’Esercito insurrezionale ucraino, viene dato per disperso, e il futuro poeta, insieme alla zia, la sorella e il fratello, decidono di fuggire in Germania, dove, nel 1945 si stabilisce nel campo profughi di Neu Ulm. Nel 1950 comincia a frequentare un liceo tedesco a Monaco e, dopo essersi diplomato, nel 1952 si imbarca a diciotto anni per New York. Frequenta la Newark School of Engineering nel New Jersey, alternando lo studio al lavoro in un fabbrica di pellami. Terminati gli studi, viene assunto come ingegnere elettronico all’IBM, dove lavorò fino al 1992. Esordisce nel 1956 con la raccolta La vita in città. Da allora rappresenta una delle voci più autorevoli della letteratura ucraina della cosiddetta “diaspora” (ovvero la comunità ucraina all’estero), termine che sottolinea una completa estraneità ideologico-culturale rispetto all’Ucraina sovietica. È stato animatore del “Gruppo di New York”, un’aggregazione di giovani letterati ucraini che miravano a sprovincializzare il mondo letterario ucraino ricollegandosi alle avanguardie novecentesche. Ha pubblicato diverse sillogi, tra cui Poeziji pro niščo ta inši poeziji na cju samu temu (1971) e, in inglese, This Is How I Get Well (1978), nonché il romanzo Meningitis (1978) e Three Blondes and Death (1992). Dopo la dichiarazione d’Indipendenza dell’Ucraina del 1991, per la prima volta dopo quasi quaranta anni, fa ritorno nel suo paese. Attualmente vive a White Planes, nello stato di New York.

 

Sergej Gandlevskij, nato nel 1952 a Mosca da padre ebreo e da madre di religione ortodossa, è considerato dalla critica russa un classico vivente. Cresciuto in una famiglia di orientamento antisovietico, il poeta è un tipico rappresentante dell’underground moscovita dell’epoca di Brežnev: ha alternato i lavori più disparati (assistente teatrale, guardiano notturno) e ha diffuso i suoi versi solo attraverso il canale del samizdat. Dalla fine degli anni ’80 si è affermato come uno dei più interessanti poeti contemporanei, ha lavorato come conduttore di programmi culturali alla radio e ha tenuto seminari all’Università Umanistica di Mosca (RGGU). Dal 1994 è responsabile del settore critico e pubblicistico della rivista russa “La letteratura straniera”. Ha pubblicato numerosi volumi di poesia, due romanzi, una raccolta di saggi e la prosa autobiografica Passato senza pensieri (2012).

 

Lorenzo Pompeo è traduttore e scrittore, dottore di ricerca in Slavistica all’Università di Roma “La Sapienza”, specialista di lingue slave. Ha pubblicato saggi e articoli di letteratura e cinema per quotidiani nazionali quali «il manifesto», riviste specialistiche, come «eSamizdat», blog di poesia e critica on-line. Collabora con la rivista «Il Reportage», inoltre sue recensioni cinematografiche sono apparse sulla rivista «NonSoloCinema». È autore, in collaborazione con M. Prokopovich, di un dizionario italiano-ucraino e ucraino-italiano edito nel 2005 dalla casa editrice Antonio Vallardi Editore, primo e unico dizionario di ucraino in commercio in Italia, e di un dizionario italiano-polacco e polacco-italiano edito nel 2008 dalla casa editrice Hoepli. Oltre a svariate traduzioni e curatele,  ha pubblicato racconti (Auto-pseudo-bio-grafo-mania, Ibiskos-Risolo 2009), romanzi (In arte Johnny. Vita, morte e miracoli di Giovanbattista Cianfrusaglia, Ciesse 2011; Il grande libro dello scimmione, Ensemble 2018) e una raccolta di poesie (Cemento armato di santa pazienza, Progetto Cultura 2019).

 

Claudia Scandura, allieva di A. M. Ripellino, si è laureata in letteratura russa presso l’Università “Sapienza” di Roma nel 1973. Ha svolto ricerche presso la Humboldt University. Professore associato di Lingua e letteratura russa (2000-2018) e coordinatrice del curriculum di Slavistica del Dottorato di ricerca in Scienze del testo presso la Facoltà di  Lettere e Filosofia dell’Università “Sapienza” di Roma. Ha collaborato con la Fondazione Brodsky di New York («Joseph Brodsky Memorial Fellowship Fund») e nel 2010 ha pubblicato a Mosca il volume «Rim sovpal s predstavlen’em o Rime…» Italija v zerkale stipendiatov Fonda pamjati Iosifa Brodskogo (JBMFF) in cui ha raccolto poesia, prosa e arte figurativa sull’Italia, prodotta dal 2000 al 2008 dagli artisti premiati dalla Fondazione. Ha pubblicato numerosi saggi in italiano, tedesco e russo sulla letteratura degli anni ’20, sull’emigrazione russa in Germania e in Italia e sui problemi della traduzione (La Berlino russa: 1921-1924. Le case editrici, 1987; Rom: Russische Emigration in Italien, 1994; Letteratura russa in Italia. Un secolo di traduzioni, 2002; O sozdanii Russkoj Akademii v Rime, 2010; Rom lesen, 2012; Nikolaj Zabolockij i russkij burlesk., 2013). Attualmente si occupa di letteratura russa contemporanea e di studi traduttivi ed è responsabile, insieme a Ornella Discacciati, della collana “Itinerari nel meraviglioso. Studi di cultura russa” edita dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma.

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