Riccardo Chiaberge racconta le vite di uomini e donne le cui scoperte hanno cambiato il mondo.

“Si stava meglio quando si stava peggio”. Alzi la mano (e scagli la pietra) chi non ha mai pronunciato o sentito dire questa frase senza reagire. Il mito del ‘passato felice’ è spesso oggetto di confronti e discussioni che a volte vengono affrontati con leggerezza e superficialità a dir poco estreme. Eppure, se oggi abbiamo in casa un frigorifero o un wc, mangiamo a colazione yogurt e corn flakes e beviamo il latte senza il timore che possa arrecarci un danno alla salute, significa che le nostre condizioni di vita sono migliori di quelle dei nostri antenati, che correvano il rischio di ammalarsi con una probabilità assai alta di non superare la malattia indenni. Basti pensare che, all’indomani dell’Unità, la speranza di vita alla nascita per ogni nuovo italiano era di appena 49 anni e che oggi supera gli 82. Il progresso, di cui spesso non abbiamo una buona impressione, ci ha regalato condizioni di vita migliori. Il merito è di persone dotate di una intelligenza e una capacità superiori alla media, che non si sono arrese al primo ostacolo, ma sono state in grado di andare avanti con tenacia e costanza, spesso nonostante i condizionamenti e gli imprevisti ai quali sono state soggette. A persone come loro è dedicato il libro La formula della longevità di Riccardo Chiaberge. Il volume, edito da Neri Pozza, racconta le vite di uomini e donne, dimenticate dai più, che hanno messo le proprie idee al servizio della collettività, e a cui ciascuno di noi, contemporanei del ventunesimo secolo, deve molto. Pensiamo questo soprattutto in relazione alla vita vissuta da chi ci ha preceduto, che nel proprio quotidiano, anche attraverso semplici azioni legate alla propria sussistenza come bere o mangiare, rischiava di morire.

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Tra le figure citate nel volume, quella di Mary Montagu, una nobildonna inglese appassionata di scienza e medicina che nel 1717, nel corso di un viaggio in Turchia in cui aveva accompagnato il marito ambasciatore, osservò come alcune donne del luogo, dopo aver prelevato una piccola porzione di materiale infetto da una persona malata di vaiolo, lo inoculassero in pazienti sani attraverso una piccola incisione chirurgica praticata sul braccio. Da lì la donna decise di sperimentare questa tecnica sul proprio figlio e di fatto contribuì alla diffusione della pratica della variolizzazione. Un altro personaggio descritto nel libro è John Snow, un medico inglese vissuto nella Londra di metà Ottocento, che per primo intuì che il colera non si trasmettesse per via aerea, attraverso il sangue e i polmoni, ma che fosse di natura intestinale, e causato dall’acqua bevuta, attinta dal Tamigi e inquinata dalle fogne. O ancora Nils Bohling, ingegnere svedese a cui si deve l’invenzione delle cinture di sicurezza, o Nathan Straus, imprenditore filantropo che per primo intuì la possibilità di applicare al latte il sistema che il chimico e microbiologo francese Louis Pasteur aveva ideato per purificare i vini. Non mancano gli italiani: per esempio Argentina Bonetti in Altobelli, già di famiglia garibaldina e ispirata ai valori del Risorgimento, che non fu solo battagliera sindacalista per difendere i diritti delle lavoratrici delle risaie di inizio Novecento, ma anche promotrice della distribuzione del chinino per combattere la malaria. Storie minime, di personaggi che, con la loro tenacia e volontà, unite alla competenza e allo studio, hanno contribuito a migliorare le esistenze di tutti. Personalità a volte eccentriche, sicuramente geniali, la cui azione ha regalato ai posteri, ossia noi che abitiamo l’Occidente spesso non rendendoci conto dei vantaggi che abbiamo ricevuto in eredità, esistenze senz’altro più caotiche ma decisamente migliori.

In sintesi, La formula della longevità è un volume interessante, la cui lettura è piacevole e intrigante allo stesso tempo. E aiuta ad affrontare il presente con maggiore fiducia, certi che il futuro possa offrire alle nuove generazioni figure di uomini e donne altrettanto eroici e utili al bene comune.

Riccardo Chiaberge, La formula della longevità, 288 pagine, Neri Pozza, 2023.

Di Luigi Caputo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

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