Nel suo romanzo, Ginevra Lamberti racconta uno spaccato generazionale che attraversa quarant’anni di storia minima italiana

Per molti, gli anni Settanta sono una foto in bianco e nero, scattata senza particolari pose, con il vento che scompiglia i capelli e ferma un attimo remoto nel tempo. Un’età disarmonica, per chi l’ha vissuta con fretta e desiderio di crescere. Un’età sghemba, per chi, come Costanza, è nata in una valle del Veneto Nord-Orientale dove il sole sorge tardi e tramonta presto. I boschi che la sovrastano rappresentano una protezione, o piuttosto una prigione, per la sua voglia di andare via, alla scoperta del mondo là fuori. Una voglia che non puoi reprimere, se ogni giorno ti grida di scappare per vedere cosa c’è oltre quella cortina di alberi e montagne. Costanza è il personaggio principale di Tutti dormono nella valle, romanzo di Ginevra Lamberti edito da Marsilio. Una ragazza che sceglie di fuggire dalla casa gialla circondata da boschi in cui viveva con suo padre Tiziano e sua madre Augusta, e da una società che aveva ereditato le stesse dinamiche delle generazioni precedenti, fondate sulla famiglia e sul lavoro. A diciott’anni, nel 1974, Costanza invece rompe il tabù che porta lei e i valligiani a vivere in ritardo rispetto al mondo (i tre minuti di ritardo segnati dal campanile sono una metafora del gap temporale che li separa, ovattandoli, dal rumore di chi ha scelto di vivere a un’altra velocità) e scopre il presente. Quello degli spostamenti in autostop, dei pernottamenti all’addiaccio e delle mille compagnie con il profumo della precarietà. E soprattutto quello della relazione con Claudio che veleggia tra alti e bassi e una inattesa compagna di viaggio con cui saranno costretti a convivere a lungo: l’eroina, la stessa che investirà molti ragazzi di quella generazione. Una guerra senza armi, affrontata con inconsapevolezza e poi combattuta con la coercizione delle comunità terapeutiche, le uniche in grado di contrastare un fenomeno nuovo e inatteso, anche a costo di calpestare i limiti della dignità umana.

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Tutti dormono nella valle racconta una storia liberamente tratta dai ricordi di famiglia dell’autrice, figlia di una coppia di ex ospiti della comunità di recupero di San Patrignano. Il romanzo si segnala per la scrittura così immediata e ricca di trasporto, tale da trasmettere al lettore una sensazione di autenticità che non sempre è facile respirare in letteratura. Costanza è una ragazza che vuole vivere la propria vita, e lo fa attraverso scelte non sempre condivisibili, nonostante la vita stessa le riservi amarezze e dolori che si concretizzano in un compagno prima schiavo della tossicodipendenza e poi ossessionato dall’ansia. Figlia di un altro mondo, Costanza fa ritorno spesso alle proprie origini rispettandole ma non condividendole appieno. A sua volta, riceve dai propri familiari quel rispetto figlio della incomprensione per modi e comportamenti impossibili da decodificare. Ma è costretta a subire altri comportamenti, anch’essi indecifrabili, come quelli del padre padrone della comunità, quel Grande Capo citato nel libro in cui è facile riconoscere Vincenzo Muccioli, fondatore di San Patrignano e personalità dal forte carisma e sulla cui figura non sono mancate delle ombre. Importante è il rapporto, declinato tutto al femminile, che inizialmente coinvolge Costanza e le sue amiche di fuga Livia, Mimì e Fiorella, e poi la stessa protagonista e sua figlia Gaia, la bambina nata dalla loro relazione, destinata a tornare in quella valle da dove tutto era iniziato. Ginevra Lamberti scrive un romanzo necessario e offre uno spaccato di vita comune a tanti ragazzi degli anni Settanta, in una società in completa evoluzione che respira la paura del terrorismo e l’ansia per un futuro in balia degli eventi dopo le illusorie certezze del boom del dopoguerra. Una storia delicata e rispettosa dei protagonisti, attori in corso di una storia minima fatta di relazioni, paure e speranza di un’Italia che non c’è più.
Ginevra Lamberti, TUTTI DORMONO NELLA VALLE, 224 pagine, Marsilio, 2022.