Bruce Tull, chitarrista e suonatore di pedal steel della band alt-country Scud Mountain Boys, è morto il 22 giugno a Tulsa, Oklahoma, all’età di 71 anni, a seguito di una breve malattia. La notizia è stata condivisa tramite un comunicato, e il frontman della band, Joe Pernice, ha reso omaggio a Tull su Instagram, esprimendo il profondo dolore della band per la sua scomparsa e inviando affetto alla famiglia Tull e a tutti coloro che hanno amato Bruce e la sua musica.
Nato e cresciuto a Midwest City, Oklahoma, Tull stava conseguendo un dottorato in economia presso l’Università del Massachusetts – Amherst quando, nel 1991, incontrò i suoi futuri compagni di band. Inizialmente conosciuti come gli Scuds, il gruppo si esibiva con un sound tipico dell’alt-rock dei primi anni ’90, ma ben presto si stancò di trasportare attrezzature pesanti e cominciò a suonare canzoni country acustiche attorno al tavolo della cucina di Tull. Questo nuovo approccio portò la band a esibirsi con strumenti acustici, ricreando l’atmosfera intima delle loro jam session domestiche.
Il loro album di debutto, Pine Box, è stato registrato proprio attorno a quel tavolo e pubblicato nel 1995, seguito da Dance the Night Away nello stesso anno. La band attirò l’attenzione di figure di spicco della scena indie, come David Berman dei Silver Jews, che scrisse le note di copertura per Pine Box. Berman descrisse la band come un gruppo che portava un’atmosfera unica, con il chitarrista che si presentava con un fucile da caccia, simbolo di un legame profondo con la tradizione musicale.
Il vero successo arrivò nel 1996 con l’album Massachusetts, pubblicato dall’etichetta Sub Pop. Questo lavoro ricevette recensioni entusiastiche, con Rolling Stone che lo descrisse come un’opera caratterizzata da melodie sognanti e testi cupi che esplorano temi di ossessione e disaffezione. Tra i brani più noti dell’album c’è Lift Me Up, che ha recentemente riacquistato attenzione grazie a delle cover eseguite da MJ Lenderman e Waxahatchee durante un concerto a Boston.
La scomparsa di Bruce Tull segna la fine di un capitolo importante nella storia della musica alt-country degli anni ’90, un periodo in cui la band ha saputo coniugare l’intimità delle performance acustiche con testi profondi e riflessivi, lasciando un’eredità duratura nel panorama musicale.

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