Frank Furedi, sociologo di origine ungherese e professore emerito all’Università del Kent, si distingue per le sue posizioni controcorrente nel dibattito contemporaneo. Nato nel 1948, la sua famiglia lasciò l’Ungheria dopo la rivoluzione del 1956, trasferendosi prima in Canada e poi nel Regno Unito. Autore di oltre trenta libri, Furedi ha dedicato la sua carriera allo studio della sociologia della conoscenza, dell’educazione e delle guerre culturali nelle società occidentali.

La sua opera più recente, I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere (2021), pubblicata in Italia da Meltemi, è stata scelta come testo per la prima prova della maturità, suscitando un notevole interesse. In un contesto di crescente globalizzazione e migrazioni di massa, Furedi critica l’idea di abbattere le frontiere, sostenendo che i confini non sono solo necessari, ma fondamentali per la coesione sociale.

Secondo Furedi, il concetto di confine è sotto attacco nelle società occidentali, dove le tradizionali distinzioni tra pubblico e privato, uomini e donne, adulti e bambini, e cittadini e non cittadini vengono spesso considerate arbitrarie e ingiuste. Questa critica si inserisce in un dibattito più ampio sulla politica dell’identità, che, paradossalmente, crea nuovi confini simbolici. Furedi avverte che una società priva di confini culturali è destinata a una deriva, rendendo cruciale la riscoperta dell’arte di tracciare frontiere.

Tra i suoi lavori più noti, Cultura della paura esplora come le società moderne siano ossessionate dalla rimozione di qualsiasi pericolo. Altri titoli significativi includono Il nuovo conformismo (Feltrinelli, 2005), Che fine hanno fatto gli intellettuali? I filistei del XXI secolo (Raffaello Cortina, 2007) e Fatica sprecata. Perché la scuola oggi non funziona (V&P, 2012). Recentemente, ha pubblicato Contro la psicologia. Come la deriva terapeutica rende vulnerabili individui e società (Feltrinelli, 2023).

Negli anni ’80, Furedi è stato tra i fondatori del Revolutionary Communist Party britannico, ma nel tempo ha sviluppato posizioni critiche nei confronti del progressismo moderno e della cancel culture. Attualmente, dirige il Mathias Corvinus Collegium, un think tank conservatore vicino all’ex premier ungherese Viktor Orbán, il che ha ulteriormente acceso il dibattito sulla sua figura e le sue idee.