Giovanni Allevi, compositore e pianista, ha condiviso la sua toccante esperienza all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove è in cura dal 2022 per mieloma multiplo. Durante la Giornata delle Ricercatrici e dei Ricercatori, Allevi ha tenuto una lecture intitolata “Un’esperienza tra musica e malattia”, in cui ha riflettuto su come la sua diagnosi abbia trasformato la sua percezione della vita e delle relazioni umane.

“Qui siamo tutti uguali” è la frase che ha colpito di più Allevi, pronunciata da un paziente che ha incontrato in sala d’attesa. Questo incontro ha segnato un momento di profonda introspezione per il musicista, che ha spiegato come la malattia abbia fatto cadere le maschere sociali e le etichette che spesso ci definiscono. “Se togliamo maschere e condizionamenti, siamo luce, slancio vitale”, ha affermato, sottolineando l’importanza della connessione umana in un contesto di sofferenza.

Allevi ha anche condiviso il momento della sua diagnosi, avvenuta il 2 giugno 2022 a Vienna, dove, dopo un concerto, ha avvertito un forte mal di schiena. Gli esami successivi hanno rivelato la malattia. Più che la diagnosi stessa, ciò che lo ha colpito è stata la paura negli occhi delle persone a lui vicine. Questo ha reso la sua esperienza ancora più intensa e significativa.

Durante la sua lecture, Allevi ha parlato del legame tra musica e ricerca scientifica, evidenziando come entrambe richiedano coraggio e la volontà di superare i limiti della conoscenza. Ha anche menzionato la composizione del “Concerto per violoncello e orchestra MM22”, un’opera scritta durante il ricovero, che celebra la bellezza della vita e il miracolo della guarigione. “Mi sono chiesto a quali note corrispondessero le lettere della parola mieloma”, ha rivelato, dimostrando come la musica possa diventare un mezzo di espressione e di speranza anche nei momenti più bui.

La testimonianza di Allevi non è solo un racconto personale, ma un invito a riflettere sulla fragilità della vita e sull’importanza della ricerca scientifica nel combattere le malattie. La sua esperienza all’Istituto Tumori di Milano rappresenta un esempio di come la musica possa fungere da ponte tra la sofferenza e la speranza, unendo le persone in un momento di vulnerabilità e umanità.