Il 25 giugno segna l’arrivo nelle sale di Supergirl, il nuovo film diretto da Craig Gillespie che introduce una versione inedita della cugina di Superman, interpretata dall’attrice australiana Milly Alcock. La giovane attrice, già nota per il suo ruolo in House of the Dragon, ha raccontato la sua esperienza durante il provino, descritto come “sconvolgente” e caratterizzato da un forte senso di ansia, accentuato dal lungo viaggio dall’Australia ad Atlanta.
Il film, prodotto da Warner Bros. e DC Studios, si colloca all’interno di un nuovo universo DC, inaugurato con il recente Superman, e si propone di esplorare una Kara Zor-El molto diversa dalle versioni precedenti. La sceneggiatrice Ana Nogueira ha voluto creare un personaggio più complesso e vulnerabile, lontano dall’ottimismo tipico di Superman. La Kara di Alcock è una giovane donna che vive in una roulotte disordinata, segnata dalla perdita della sua famiglia e dalla distruzione di Krypton, e che fatica a trovare il suo posto nel mondo.
La rappresentazione di Kara è caratterizzata da una forte dose di realismo: non indossa subito il celebre costume rosso e blu, ma una maglietta dei Blondie e uno spolverino, simbolo della sua lotta interiore e della sua crescita personale. “Accettare i superpoteri e la missione che comportano è un vero percorso per Kara”, spiega Alcock, sottolineando come il film affronti temi di accettazione e vulnerabilità.
Il viaggio di Kara si intreccia con quello di Ruthye, un’aliena che desidera vendicare la propria famiglia, e con l’incontro con il cacciatore di taglie intergalattico Lobo, interpretato da Jason Momoa, che aggiunge un tocco di ironia e follia al racconto. La storia si sviluppa in un universo desolato, simile a quello di Mad Max, dove la protagonista deve affrontare il super malvagio Krem delle Colline Gialle.
Alcock e Nogueira condividono un messaggio potente: “Liberatevi dall’aspettativa della perfezione”, affermano, evidenziando come le imperfezioni e le esperienze difficili possano rendere una persona più forte e capace di aiutare gli altri. “Non ci innamoriamo delle persone perfette, ci piace quando sono un po’ sgangherate come noi”, conclude Alcock, invitando le giovani donne a riconoscere il proprio valore al di là delle aspettative sociali.
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