Il regista sudcoreano Bong Joon Ho torna a Torino, dove riceve la Stella della Mole dal Museo Nazionale del Cinema. Questo riconoscimento arriva in concomitanza con una masterclass al Cinema Massimo e la proiezione di Parasite, il suo film che nel 2019 ha conquistato la Palma d’Oro a Cannes e quattro premi Oscar.
Nel suo intervento, Bong Joon Ho esplora il tema della paura, un elemento ricorrente nel suo cinema. Secondo il regista, i mostri non sono solo creature fantastiche, ma rappresentano un mezzo per far emergere la vera natura dell’uomo. “Il mostro fa uscire la paura e tramite la paura il personaggio è sincero con se stesso. Tramite il mostro esce fuori la natura dell’uomo”, afferma.
Il regista anticipa anche il suo prossimo progetto cinematografico, attualmente in fase di sviluppo, che promette di essere ambizioso dal punto di vista produttivo. Non si limiterà a un solo mostro, ma includerà un calamaro, un serpente e altre creature, tutte caratterizzate da un forte legame con la natura. Questi personaggi, descritti come isolati e simili a quelli di un documentario del National Geographic, includeranno esseri metà marini e metà umani. Questo progetto nasce dal sogno di Bong Joon Ho di disegnare cartoni e costruire mondi popolati da creature, un sogno che lo accompagna fin dall’infanzia e che dovrebbe concretizzarsi nel prossimo anno.
In un contesto di crescente interesse per l’intelligenza artificiale, il regista esprime sia curiosità che preoccupazione. Se da un lato l’IA potrebbe rappresentare un’opportunità per chi non ha risorse per investire in un film, dall’altro solleva interrogativi su copyright, tutela degli sceneggiatori e perdita di posti di lavoro. “Non sono scene riprese dal vivo, ma create attraverso database, attraverso la creatività di un altro regista”, osserva Bong Joon Ho, aggiungendo con una battuta: “Mi sento triste a pensare che l’IA ci guarda e pensa che siamo dei polli”.
Durante la sua visita a Torino, Bong Joon Ho ha trovato ispirazione passeggiando lungo il fiume e osservando i portici. Immagina un mostro che si infila sotto i portici, incastrato e osservato dalla gente prima che questa inizi a scappare. “Torino è una città che mi dà tanta ispirazione”, afferma il regista.
Il suo legame con l’Italia è profondo e risale a quando, da bambino in Corea, rimase colpito da Ladri di biciclette, un film che vide in televisione dopo aver subito il furto della sua bicicletta. Questo incontro iniziale con il cinema italiano ha segnato l’inizio di un percorso di scoperta che ha incluso anche il cinema giapponese e americano, in un contesto di trasformazione della Corea del Sud, passata dalla povertà alla ricchezza in pochi decenni.
Infine, Bong Joon Ho continua a lavorare su Parasite, collaborando come consulente allo sviluppo della serie televisiva ispirata al film. A 57 anni, il regista riflette sul futuro della sua carriera, immaginando opere forse meno grandiose, ma più concentrate: “Film piccoli, impattanti, densi come il caffè espresso”.
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