Da lunedì 2 novembre 2026, alle 22.00, su Sky Crime e in streaming su Now, debutta la docu-serie “Indagini con Stefano Nazzi”, un progetto che si propone di esplorare tre dei casi di cronaca nera più discussi in Italia: gli omicidi di Laura Ziliani, Giulia Cecchettin e Willy Monteiro Duarte. La serie si distingue per il suo approccio rigoroso, evitando la spettacolarizzazione del dolore e ponendo l’accento sulla forza degli atti giudiziari.

Stefano Nazzi, noto per il suo lavoro nel campo della cronaca, sottolinea come i tre casi presentino un filo conduttore: “Sono tre omicidi maturati in contesti accomunati da moventi assurdi e dalla giovanissima età dei protagonisti, sia come vittime che come autori”. In particolare, l’omicidio di Giulia Cecchettin ha riacceso il dibattito sulla cultura patriarcale e sulla violenza di genere, evidenziando come anche le nuove generazioni non siano immuni da tali problematiche.

Nazzi commenta: “È stato uno shock per tutti, perché ci eravamo forse illusi che le nuove generazioni fossero estranee a certe storture nei rapporti. Ci siamo invece trovati di fronte a un delitto commesso da un ragazzo giovanissimo ai danni di una sua coetanea”. La serie si propone di affrontare questi temi con serietà, evidenziando l’importanza della scuola e della famiglia nella formazione di una mentalità più sana.

Un altro caso emblematico è quello di Willy Monteiro Duarte, dove Nazzi descrive i fratelli Bianchi come “rider della violenza”, che cercavano di costruirsi una fama intimidatoria attraverso i social media. Tuttavia, Nazzi avverte: “Non bisogna criminalizzare le piattaforme online: sui social c’è di tutto, dipende solo da chi li usa e da come li usa”.

Il metodo di lavoro di Nazzi si basa su un’analisi approfondita degli atti giudiziari, cercando di distinguere i fatti accertati dalle notizie sensazionalistiche spesso diffuse nei talk show. “Negli ultimi 25 anni, il racconto della cronaca ha puntato quasi tutto sull’emotività e molto meno sui fatti accertati o sulla comprensione dei fenomeni”. Nazzi critica l’ossessione della televisione per la cronaca nera, definendola una questione di mercato, poiché il pubblico cerca di comprendere e affrontare la paura di eventi che percepiscono come vicini ma incomprensibili.

Infine, Nazzi si sofferma sul caso di Garlasco, esprimendo dubbi sulla conduzione delle indagini iniziali e sulla condanna di Alberto Stasi. “Le indagini iniziali furono condotte in modo superficiale e raffazzonato. In un andamento così confuso, la cosa più corretta sarebbe stata l’assoluzione”. La sua analisi mette in luce le problematiche legate alla credibilità delle indagini e alla necessità di un approccio più critico e informato.