Nel suo recente volume Il genio di Trieste, Maurizio Marzi Wildauer offre un’analisi approfondita delle trasformazioni che hanno colpito Trieste, una città che per secoli è stata simbolo di modernità e cosmopolitismo. L’autore si interroga su come Trieste, un tempo fiorente e appagata, sia diventata un terreno fertile per nazionalismi e conflitti etnici, proponendo una lettura innovativa che ruota attorno al concetto di “atopia”.

Marzi Wildauer definisce l’atopia come un “non luogo”, un concetto che si distacca dall’interpretazione immunologica per abbracciare una dimensione filosofica. La sua analisi si concentra sul legame tra l’essere umano e il luogo di provenienza, un legame che non è scelto ma che si crea in modo misterioso. Trieste, a partire dal 1719, quando gli Asburgo instaurarono il porto franco, subì una metamorfosi radicale: da città medievale a centro economico moderno, privo di radicamenti storici.

Il libro evidenzia come, sotto la guida di Maria Teresa d’Austria e Giuseppe II, Trieste venne costruita come una città di fondazione, abitata da persone che vi giungevano principalmente per affari. Questo processo di sradicamento, descritto da Marzi Wildauer, portò a una rapida sostituzione della popolazione, con più della metà degli abitanti che non era originaria della città in pochi anni. La trasformazione di Trieste in un centro multiculturale e laicizzato, privo di un’identità culturale solida, la rese vulnerabile agli attacchi dei nazionalismi.

Francesco Magris, nella prefazione del libro, sottolinea la tesi controcorrente di Marzi Wildauer, evidenziando come la fragilità della società triestina, costruita su basi artificiali, la esponesse a conflitti violenti. Mentre altre città italiane vivevano tensioni politiche, Trieste conobbe il suo primo conflitto significativo solo nel 1868. Tuttavia, il Novecento portò devastazioni inimmaginabili, con due guerre mondiali e tensioni etniche che cancellarono secoli di cosmopolitismo.

Marzi Wildauer non trascura il ruolo del fascismo, che, secondo l’autore, rappresentò un approccio politico in una città che si era storicamente mantenuta neutrale. Il regime fascista, consapevole del legame tra politica e territorio, perseguitò le comunità slave, mentre la massoneria si presentava come un rifugio per il diverso, cercando di unire una città frammentata.

Il libro di Marzi Wildauer si propone quindi come un’importante riflessione sulle identità culturali e sulle dinamiche sociali di Trieste, invitando i lettori a considerare le radici storiche e le conseguenze delle trasformazioni che hanno segnato la città. Con un prezzo di 24 euro e una lunghezza di 289 pagine, Il genio di Trieste è edito da Rubbettino e si rivela un’opera fondamentale per comprendere le complessità di un luogo che ha vissuto una storia tanto ricca quanto tragica.